Quaderno 3 – Marzo 2022

Quaderno di marzo 2022 PDF

Estri dei giullari

Jesters’ follies

Creativite’ des bouffons

Inspiraciones de juglares

Der Schwung der Hofnarr

Indice

  • Premessa di Paola Capitani
  • Itinerari turistici – Giorgia Gianni
  • Da Italia Nostra Rimini
  • La luna di Kiev di Gianni Rodari
  • Visioni di Andrea Montemaggi
  • Il tempio malatestiano di Massimo Cianfano
  • Castel Sismondo di Alessandro Giovanardi
  • Riceviamo e inoltriamo
  • Redazione dei Giullari

Premessa di Paola Capitani 

Con Gianni Ferrario, che conosco dal 2004 e che mi ha avviato alla “vita dei giullari” stiamo organizzando una serie di incontri, seminari, amenità, sulla “ripresa del buonumore,” e la “gioia di vivere” una panacea nei momenti drammatici. 

Visto che dopo due anni di “pandemonio di pandemia” si sta passando al “dramma di guerre senza fine” forse riportare la barra sul buon senso e il buonumore potrebbe essere un ottimo progetto da condividere. 

Già stiamo pensando al gemellaggio “Castiglione dei Pepoli/Trapani” per celebrare la famiglia Pepoli che ha musei in Emilia-Romagna e in Sicilia, alla famiglia Malatesta che ha dominato a Rimini e costruito fortificazioni in Toscana, a Pellegrino Artusi vissuto tra Emilia-Romagna e Toscana, a Federico II di Svevia tra Sicilia, Puglia e non solo.. 

Uniamo le diversità grazie ad arte, cultura, storia e tradizioni, artigianato e patrimoni paesaggistici. 

A Firenze la zona detta il “pian dei Giullari” si chiama così per la Villa il Teatro dove esisteva la Scuola di Giullari frequentata da attori e saltimbanchi, poeti e cantastorie di tutta Europa.  

Incontriamoci dopo il 1 maggio con brevi e intense giornate amene a Rimini, Castiglione dei Pepoli, Firenze … e vediamo se riusciamo a dare un contributo positivo a questo sconquasso, prima della prossima iattura. 

La stessa Aifa ha pubblicato nel 2003 un libretto dove dice “le medicine spesso non curano”

il primo sabato di maggio per un aperitivo al Caffè Cavour in piazza Cavour a Rimini… 

Da riminese per parte di madre..il borgo di Rimini il mio dna che ha modificato in meglio il lato Toscano. 

Itinerari turistici di Giorgia Gianni: 

Grand Hotel di Rimini

Dall’inaugurazione nel 1908, il Grand Hotel Rimini ha vissuto al ritmo della storia d’Italia, protagonista indiscusso della storia balneare della Riviera e del turismo made in Italy, fino a diventare monumento

nazionale dal 1994. L’elegante facciata Liberty, che si staglia sul mare, testimonia la sua lunga storia. Ancora oggi tra gli splendidi saloni e nelle stanze arredate con autentici pezzi veneziani e

francesi del XVIII secolo, con i grandi lampadari di Murano, arredi lussuosi e marmi preziosi si respira un’aria speciale, carica di storia e di unicità. Il Grand Hotel, fin dalla sua inaugurazione, è stato la quinta ideale di uno spettacolo caleidoscopico con personaggi che nei suoi saloni hanno intrecciato storie e alimentato leggende.

Un’atmosfera fantastica che il grande genio di Federico Fellini, ha reso immortale con la sua opera.

Villa des Vergers

Sulle colline attorno alla città, Villa des Vergers è la piccola Versailles di Rimini. Il nome è legato al marchese parigino Joseph

Marin Adolphe Noel des Vergers, storico, antichista, orientalista, archeologo e collezionista. L’aspetto attuale della villa risale al 1897, ma si hanno notizie già nel ‘600. Palazzo in stile palladiano di grande eleganza, con una facciata di impatto scenografico, si innalza su tre piani nella parte centrale, e su due nelle parti laterali. Attorno alla villa si estende uno stupendo giardino con vasca e una pista da ballo anni realizzata nei “favolosi ’60”.

Porta Montanara

L’antica Porta Montanara era uno dei quattro ingressi dell’antica Ariminum romana. Fu costruita al tempo di Silla, nel I sec. a.C.,

all’estremità del Cardine Massimo (l’attuale via Garibaldi) ed era formata da due fornici. Dal 1400 al 1809 costituì l’unico punto di accesso alla città di Rimini per chi arrivava dall’entroterra.

Semidistrutta dai bombardamenti nel 1943, nel 2003 il fornice superstite è stato ricollocato al suo posto d’origine, pietra per pietra.

Anfiteatro Romano

Lungo via Roma, l’antico anfiteatro è il terzo fra i grandi monumenti romani di cui Rimini si può vantare. Eretto probabilmente nel II sec. d.C., fu uno dei maggiori anfiteatri della regione. Aveva forma ellittica con un’arena di 76,40 x 47,40 metri e si componeva di 60 fornici. Poteva contenere fino a dodicimila persone durante gli spettacoli. Nel III secolo fu incluso nel perimetro delle nuove mura della città; saccheggiato e smantellato durante le invasioni barbariche, i danni più gravi sono stati causati dall’ultimo conflitto mondiale. Oggi sono riconoscibili alcune parti del grandioso edificio, l’unico teatro superstite in Emilia Romagna.

Arco d’Augusto

Edificato nel 27 a.C. in onore di Cesare Ottaviano Augusto, è il più antico degli archi romani superstiti e sorge nel punto di arrivo della via Flaminia che collegava Roma a Rimini. Costruito in pietra d’Istria, ha un fornice talmente ampio da non poter essere chiuso da porte, segno della pax augustea raggiunta dopo un lungo periodo di guerre civili. Era riccamente decorato: oggi si possono ancora ammirare i clipei di Giove, espressione del potere imperiale;  Apollo, caro ad Augusto ed alla sua famiglia, con la cetra e il corvo; Nettuno, col tridente e il delfino; e Roma, con la spada e il trofeo. Su entrambe le facce dell’Arco sono collocate due teste di bue simbolo di colonia romana della città di Ariminum. In cima all’arco era collocata una statua dell’imperatore. 

Tempio malatestiano

Il Tempio Malatestiano è oggi la chiesa cattedrale di Rimini.

Sigismondo Pandolfo Malatesta lo volle costruire nel 1450 a testimonianza della propria magnificenza, monumento a Dio e alla città. Ma il duomo di Rimini è anche un simbolo dell’amore di Sigismondo per Isotta degli Atti: le S intrecciate con le I che si ritrovano ovunque nei fregi non sono solo le iniziali del signore riminese ma anche quelle del suo nome e di quello della amata. Il Tempio malatestiano è un grandioso e splendido esempio della cultura rinascimentale con l’esterno opera del genio di Leon Battista

Alberti. All’interno le “firme” di altri grandi artisti del periodo, come Matteo de’ Pasti e Agostino di Duccio, autore di bassorilievi di notevole pregio e raffinatezza. Tra le tante opere d’arte da ammirare nel Tempio Malatestiano c’è anche un crocifisso di Giotto dipinto su tavola nel 1312 e un affresco di Piero della Francesca, in cui è raffigurato Sigismondo inginocchiato ai piedi di San Sigismondo.

Ponte di Tiberio

Da duemila anni testimonia la capacità costruttiva degli antichi romani e segnava uno degli ingressi alla città. Fu eretto sul Marecchia fra Augusto e Tiberio (14 – 21 d.C.). In pietra d’Istria, a cinque arcate, in stile dorico, rappresenta uno dei più notevoli ponti romani superstiti. Il ponte segna l’inizio delle vie consolari Emilia e Popilia, dirette a nord. Sotto il ponte scorreva il fiume che sfocia in mare costituendo il porto della città. Oggi è stato realizzato un invaso, con una piazza sull’acqua che consente un suggestivo scorcio del ponte e una passeggiata pedonale raso acqua sul bordo del bacino. Accanto si può vedere il nuovo parco  archeologico

‘Le pietre raccontano’.

Piazza Tre Martiri

L’antico foro romano all’incrocio tra il “decumano” e il “cardo” massimi, ancora oggi è il centro della città. Per secoli “piazza delle erbe” porticata, diventò poi piazza Giulio Cesare (ricordato da un cippo cinquecentesco) e poi fu intitolata ai Tre Martiri, in memoria di tre giovani partigiani giustiziati il 16 agosto 1944. Svetta sulla piazza la torre dell’orologio del ‘500, con calendario, movimenti zodiacali e fasi lunari.

Sempre del ‘500 è il Tempietto ottagonale dedicato a Sant’Antonio da Padova in ricordo del miracolo che, nel XIII secolo, rese una mula devota all’ostia consacrata.

Vecchia Pescheria

In piazza Cavour, il “salotto” della città, si trova l’ingresso la vecchia pescheria, luogo pittoresco e caratteristico opera dell’architetto riminese Giovan Francesco Buonamici. Eretta nel 1747, è una loggia a due ordini aperta da tre archi a tutto sesto, con agli angoli quattro statuette di delfini con zampillo d’acqua che non erano altro che le fontane per lavare il pesce. All’interno si estendono due lunghi banchi in pietra d’Istria, dove le donne vendevano pesce e poveracce (le vongole). Oggi è circondata da bar e locali frequentati soprattutto da universitari e giovanissimi.

Chiesa di S. Agostino

E’ la più antica chiesa di Rimini, costruita nel XIII secolo, in stile romanico – gotico. Il campanile, 55 metri, è il più alto della città.

Gli affreschi della cappella maggiore e quelli del campanile possono considerarsi la testimonianza più significativa dell’attività della scuola giottesca del Trecento riminese. Rievocano scene della vita del

Santo ed erano affiancati nell’abside da Il giudizio universale attribuibili al Maestro Giovanni da Rimini e alla scuola riminese. Oggi il Giudizio è stato staccato e collocato all’interno del PART – Palazzi dell’Arte Rimini, il museo di arte moderna e contemporanea della città. 

Da Italia Nostra Rimini 

Rimini si è impoverita. Nuovamente, uno dopo l’altro le squadre incaricate da Hera hanno iniziato ad abbattere quattro platani di piazza Malatesta, un abbattimento ed un impoverimento del verde cittadino che fa seguito a quello avvenuto sui cantieri di Porta Galliana, al parco Marecchia, al parco Cervi e su via Bastioni Settentrionali. In pochi attimi si è cancellata la vita di alberi antichi della città che hanno accompagnato la crescita non solo umana di tanti come noi e ancora una volta l’abbattimento sembra sia stato giustificato dalle malattie degli alberi certificate da relazioni di agronomi incaricati dalle stesse ditte che eseguono i lavori lasciando in tutte le persone ragionevoli più’ di un dubbio. Potevano essere salvati? Questo con il taglio di oggi non lo sapremo mai. Quello che è certo è che Rimini da oggi è più povera. Le promesse fatte dal Sindaco e sottoscritte in una lettera di vietare gli abbattimenti avevano aperto una speranza, speranza che oggi è stata radicalmente disattesa 

La luna di Kiev di Gianni Rodari

Chissà se la luna

di Kiev

è bella

come la luna di Roma,

Chissà se è la stessa

o soltanto sua sorella… 

Visioni di Andrea Montemaggi

Fortunatamente a Rimini qualcuno ha pensato che, oltre a Fellini, c’è stato qualche altro personaggio degno di essere celebrato e ha proposto l’intitolazione di almeno un giardinetto a Pietro Arpesella e al figlio Marco.

  Ho un caro ricordo di Pietro, sempre distinto ed elegante: mi volle conoscere dopo la laurea affidandomi il primo incarico professionale. Un gesto di magnanimità da chi, lavorando come mozzo a dodici anni sulla “Duilio”, era partito per andare a New York, esattamente un secolo fa.

 L’anniversario e’ meno memorabile di altri ma altamente significativo: clandestino nel lavoro in America, in fondo Pietro non aveva iniziato in modo molto diverso da certe disprezzate realtà attuali, eppure era diventato il proprietario del Grand Hotel e uni dei padri nobili del turismo riminese.

  Vorrei allora che la città rileggesse i suoi sogni e il suo parco del mare, affidati, insieme alle sue riflessioni, a Giuseppe Chicchi, per scoprire che a 93 anni Pietro Arpesella era ancora un bambino visionario. (www.Ariminum.it)

Tempio malatestiano di Massimo Cianfano 

Oltre l’arco di Augusto, oltre il ponte di Tiberio oltre il castello Sismondo o se si preferisce la fortezza, e ancora il “foro romano”, ora rinominata piazza Tre martiri, (dedica per tre uomini uccisi da nazi-fascisti nell’ultimo conflitto mondiale), dove Giulio Cesare, si dice, pronunciò la famosa frase “alea iacta est”. 

Il Tempio malatestiano è notoriamente uno dei maggiori simboli con il quale s’identifica la città di Rimini. E possiamo aggiungere, anche se da poco tempo, il “grande Hotel”, diventato museo e reso celebre da un altro grande monumento, non certo di marmo della città di Rimini, Federico Fellini: famoso nel mondo, e non solo cinematografico, che con il suo talento ha meglio rappresentato l’Italia e la città di Rimini, e la città s’identifica in Lui.  

Questa digressione era doverosa. Tornando al titolo per il quale ho iniziato quest’articolo. il Tempio nasce come luogo di trascendenza, credo, se non ricordo male, nell’ottavo secolo dopo l’anno zero, si trasforma in luogo simbolo del potere terreno, nel primo terzo di secolo dell’era Rinascimentale, per poi tornare ad essere luogo di culto, di raccoglimento, di preghiera per i cristiani. Questo è stato, ed è tuttora, il tempio malatestiano. Attualmente duomo e cattedrale di santa Colomba.  

A Matteo de Pasti medaglista e architetto veronese, al signore di Rimini, commissionò la riconversione degli interni, mentre a Leon Battista Alberti, – anche se erroneamente molte persone identificano nell’Alberti il progettista del Tempio -, in un secondo tempo fu affidata la sistemazione esterna la quale, tra l’altro, prevedeva nei lati più lunghi del tempio, nelle polifore o archi a base piana, la realizzazione di incavi profondi dove allocare i sarcofagi dei “de cujus” della famiglia, oltre la collocazione tra gli archi stessi di medaglie commissionate sempre a de’ Pasti da Sigismondo Pandolfo Malatesta, raffigurante l’effige del signore di Rimini e dell’allora sua moglie – ebbe tre mogli e sei figli -.  

La costruzione prenderà il nome di “Tempio malatestiano” toponimo con il quale volle celebrare i fasti della sua potenza.  

Semplice ma nello stesso tempo bellissima costruzione; all’interno vi lavorò Giotto da Bondone e Piero della Francesca, il quale realizzò l’affresco che vede Sigismondo Malatesta in ginocchio, davanti al santo di cui porta il nome: san Sigismondo, invocare la sua protezione sopra di lui.  

Fu condottiero, o se preferite soldato di ventura, signore incontrastato della città di Rimini. Visse, appunto la sua vita, guerreggiando e, secondo gli storici, non fu molto leale con i suoi alleati, nemico giurato del duca di Urbino: Federico da Montefeltro.  

Si creò nemici uno su tutti il papa di allora: Pio II (Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini). E come spesso accade, in tale situazione, prima o poi ci sarà la vendetta e questo si verificò puntualmente. La Repubblica veneziana, a quel tempo, alleata alla “santa sede” (mi riesce difficilissimo usare questo termine: sarebbe come pensare che nei bordelli ci siano le vergini) sostanzialmente lo tradì: nella crociata verso la Morea ebbe molto meno provviste, armamenti, soldati e viveri di quelli che pattuì con la “Serenissima”. In questa situazione tutto andò a… ramengo. Malatesta ebbe la peggio nello scontro con i rivali.  

Pensando di trovare ricchezze, onori e terre trovò solo sconfitte, disonore e tradimenti.  

Ma sopra ogni situazione anche la peggiore nulla fu in confronto alla disfatta totale che dovette subire dal duca di Montefeltro. Cagione della sua caduta in totale disgrazia. Il Tempio è sopravvissuto a tutto e tutti: Bello, maestoso nella sua linearità progettuale elegante e discreto negli interni, così appare ai miei occhi. 

Castel Sismondo: un biglietto dalla Russia con amore, Alessandro Giovanardi 

   Quasi cent’anni fa, nel mezzo del 1922, il filologo e pensatore russo Vladimiro Zabughin, così amato e studiato dal nostro Augusto Campana, chiedeva al  Governo italiano di trasformare il “Castello Malatestiano di Rimini ..in degna magione dell’arte italica del Rinascimento e degno ricettacolo di dantesche memorie”. L’idea, tanto ovvia, sembra oggi un pensiero straordinario e inattuale: ridare a Castel Sismondo la sua dignità e il suo respiro monumentale 

   Il nuovo millennio si era aperto con il restauro dell’edificio, portato a termine 

grazie all’intervento dovizioso della Cassa di Risparmio e con la mostra dedicata all’età di Sismondo…… Segue 

Irena Sendler 

Guardate questa donna e ricordate il suo viso per sempre! Il mondo non è diventato d’acciaio…lo è sempre stato!! Irena Sendler donna di origine polacca. Durante seconda guerra mondiale è stata assunta come idraulico nei campi di concentramento! Ma lei aveva un secondo fine riguardo a questo lavoro!! Lei sapeva dei piani terrificanti dei nazisti…aveva il suo furgoncino e le sue borse ingombranti…alla fine della giornata Irina metteva nelle sue borse dei bambini e le metteva nel furgoncino insieme al cane che era addestrato ad abbaiare a tutti i soldati. I soldati un po’ scocciati dal cane, non controllavano mai il retro del furgone…e così Irina ha salvato più di 2500 bambini!!! Quando è stata scoperta le sono state rotte le gambe e le braccia…ma lei non ha mollato la sua missione…nel giardino di casa sua ha seppellito un barattolo di vetro con la lista di tutti i nomi dei bambini…ed è sempre andata alla ricerca dei parenti o anche dei genitori. 

Riceviamo e inoltriamo: 

Giuseppe Fenoglio detto Beppe (Alba, 1º marzo1922Torino, 18 febbraio 1963) è stato un partigiano, scrittore e traduttoreitaliano.  

Le sue opere presentano due temi principali: il mondo rurale delle Langhe e il movimento di resistenza italiana, entrambi ampiamente ispirati dalle proprie esperienze personali; allo stesso modo, Fenoglio si espresse in due stili: la cronaca e l’epos.  

Fenoglio venne arruolato nel 1943; prima che completasse la scuola per ufficiali, l’Italia si arrese agli Alleati e la Germania nazista occupò la maggior parte del paese. Il suo reparto di addestramento si disperse e Fenoglio dovette affrontare un viaggio avventuroso per far ritorno a casa. A Roma trascorse alcuni mesi nascosto prima di unirsi ai partigiani nel gennaio 1944. Dopo aver combattuto fino alla fine della guerra si occupò di tradurre numerosi libri dall’inglese e scrisse le opere per cui è maggiormente noto, mentre lavorava per un’azienda vinicola ad Alba.  

Il suo romanzo più noto e da molti considerato il migliore, il partigiano Johnny, venne pubblicato postumo per la prima volta nel 1968. Morì a Torino, a soli 40 anni, di cancro ai bronchi.  

 In questo minuscolo borgo toscano a pochi chilometri da Pisa c’è una strada unica al Mondo che è una vera opera d’arte e a Pasqua non possiamo perdercela 

Sembra incredibile ma l’Italia ci svela ogni giorno perle nascoste e tutte da scoprire. A maggior ragione in questo periodo con la primavera che esalta la bellezza dei nostri meravigliosi borghi. E se siamo in cerca di mete low cost per il weekend di Pasqua, siamo capitati nel posto giusto. Oggi scopriremo un luogo unico al Mondo, che si trova proprio a due passi da noi. In questo minuscolo borgo toscano c’è, infatti, una strada progettata da uno degli artisti più famosi del Pianeta. E non è l’unica opera d’arte a cielo aperto che potremo ammirare se lo scegliamo per le nostre vacanze. 

La Via di Mezzo di Ghizzano è un’opera d’arte di fama internazionale 

A circa 50 km da Pisa sorge un piccolissimo borgo in cima a una collina, che conta poco più di 300 abitanti. Il suo nome è Ghizzano e dal 2019 attira turisti provenienti da ogni angolo del Globo e l’attenzione dei media internazionali. 

Il motivo è semplice da intuire. Visitandolo potremo ammirare la celebre Via di Mezzo. Ovvero una via progettata e dipinta in tutte le tonalità di verde da David Tremlett, uno degli artisti più famosi al Mondo. 

E la Via di Mezzo non è l’unico capolavoro che possiamo trovare a Ghizzano. Passeggiando tra le vie del Borgo, potremo ammirare le installazioni di Patrick Buttafuoco. Oppure l’opera Solid Sky dell’artista Alicja Kwede creata con una pietra azzurra sudamericana che sembra un Pianeta caduto dallo Spazio. 

In questo minuscolo borgo toscano a pochi chilometri da Pisa c’è una strada unica al Mondo che è una vera opera d’arte e a Pasqua non possiamo perdercela 

 Lettelotto.di Dario Davalli 

Otto donne: Viola Ardone, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva, Asli Erdogan, Alicia Gimenez-Bartlett, Jumana Haddad, Frida Kahlo, Maria Emanuela Maffei, Irene Nemirosky, Franca Valeri 

Dario Davalli, fotografo di spettacolo e appassionato di lettura ad alta voce. Ha frequentato l’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna il corso di doppiaggio cinematografico. Dario.davalli@libero.it 

Lettolettelotto 

8 scrittrici per l` 8 marzo 2022 

Otto è un numero e una parola palindroma e, al tempo stesso, se visto orizzontalmente rappresenta l` infinito. Visioni, viaggi, spazi aperti e luoghi chiusi. Questa è stata l’idea con cui desideravamo avvicinarci, in modo enigmatico, a questo appuntamento letterario che ci auguriamo possiate gradire e auspichiamo replicare. 

Da Belluno a Rimini, da Faenza a Borgo san Lorenzo (FI), da Nicola di Luni (SP) a Crotone, da Castiglione dei Pepoli (BO) a Firenze…. 

Aforismi marzo 2022 

Quando quello che hai è meno di quello che meriti non fartelo bastare. 

Il regalo migliore che puoi fare a tuo figlio e” il tuo tempo. 

Certe cose si capiscono solo dopo. Molto dopo. Troppo dopo. 

Non disturbatemi con le vostre certezze. Sto lavorando con le mie possibilità. 

Volerò disse il bruco. Tutti risero. Tranne le farfalle. 

La vita ti da’ le persone che meriti. A volte ti da anche quelle che non meriti, ma solo per farti capire quale sia la differenza. 

Non esiste “non sono capace” esiste “non lo so ancora fare”. 

Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai” Frida Kahlo 

Attento che la soluzione di un problema non sia un problema maggiore. 

La vita non ti chiede di essere perfetto, ti chiede solo di imparare ogni giorno ad essere la migliore versione di te stesso. 

Scopri chi sei e non aver paura di esserlo. GANDHI 

Felicità è anche lasciar andare. 

A volte la vera amicizia ha anche bisogno di silenzio. 

Redazione dei Giullari:  

Adriana Angellieri, Francesca Bandini, Salvatore Bulgarella, Lucia Bertini, Paola Capitani, Beppe Costanzo, Andrea Donati, Marco Fantechi, Paola Gallerini. 

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