Quaderno 9. 2021 – settembre

Quaderni dei Giullari – Quaderno n. 9 – settembre 2021 – Puglia – https://giullari.wordpress.com

Scarica PDF

Indice

  1. Abbiate il coraggio di restare soli. Mimmo Lucano
  2. Castel del Monte
  3. Riceviamo e inoltriamo
    1. In Puglia una vacanza di anni fa. Paola Capitani
    2. Un’estate in Puglia: un ricordo lampo degli anni ’70. Lucia Bertini
    3. L’appello: il linguaggio che chiama alla relazione. Suggerimenti per appelli felici. Daniela Giovannini
    4. La busta. Luciano Parolai
    5. Calabriland la casa degli gnomi. Carlo Brescia
  4. Ricette
  5. Letture per i Giullari
  6. Progetti

Resistere resistere resistere sempre

1. Abbiate il coraggio di restare soli. Mimmo Lucano

È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.
A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.
Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.
Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.
Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.
La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.
Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.
Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.
Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.
Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.
Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.
Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.
Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.
Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.
Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.
Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

2. Castel del Monte – Comune di Andria (tratto da Internet)

Castel del Monte è stato costruito intorno al 1240 su di un alto colle (all’epoca denominato Monte Balneolo), a circa 540 m. sul livello del mare, nel territorio della città di Andria, amata da Federico II e definita con l’appellativo di “Fidelis”, per la sua fedeltà e legame con l’Imperatore.

Gli studi storico-classici fanno risalire il Castel del Monte all’epoca di Federico II di Svevia, anche se sembra certo che l’Imperatore Svevo abbia sostato dalle parti del Castello soltanto poche volte.

Come collegare, pertanto, Castel del Monte a Federico II di Svevia?

Primo ed unico documento storico che attesti una relazione tra il Castello e l’Imperatore degli Hoenstaufen è un decreto inviato dallo stesso Federico al giustiziere di capitanata Riccardo di Montefuscolo, in data 28 gennaio 1240. In questa lettera Federico II di Svevia chiedeva a Riccardo di Montefuscolo di preparare il materiale per la costruzione (completamento) del suo Castello, nei pressi di un santuario oggi scomparso (Santa Maria del Monte).

Tra i manieri riconducibili alla figura di Federico II, Castel del Monte rappresenta per definizione quello più affascinante e, insieme, più misterioso.

Lo storico Ferdinando Gregorovius, con pochi ma significativi concetti, così si espresse quando nel maggio del 1875 si recò a Castel del Monte: “Le sue forme sono di una purezza e semplicità veramente classiche”…“Senza andare nel fantastico, si mantiene elegante e nobile”…“Non è facile trovare, e forse neppure immaginare, un concetto architettonico eseguito con maggiore regolarità matematica”…“Il popolo gli ha dato nome di Belvedere o Balcone delle Puglie”…“Si potrebbe con più ragione chiamarlo Corona delle Puglie”… “Il panorama del mare e della campagna che dall’alto del tetto si offre alla vista, è davvero incomparabile”.

Cosa è Castel del Monte? Cosa ha voluto rappresentare chi lo ha progettato e costruito? Perché quella forma così unica e particolare? Quale lo scopo della sua edificazione?

Tante e varie definizioni si sono alternate nel corso degli anni, tutte degne di considerazione, alcune plausibili ed accettabili, altre meno giustificabili ed al limite del leggendario, anche a causa della scarsità di fonti storiche riconducibili al “maniero federiciano”.

Castel del Monte lo si può anche vedere come un tempio innalzato per celebrare la tolleranza e la purificazione al di là delle diversità esistenti tra le religioni, oppure come un gigantesco “libro di pietra” dove poter leggere e/o ritrovare teorie matematiche, proporzioni auree, “leggi celesti e ritmi astronomici” e, come un recente studio di ricerca ha tentato di dimostrare, “un luogo in cui purificare e rigenerare lo spirito, la mente e il corpo”, il tutto trattato con estrema semplicità a rappresentare una armonica fusione architettonica di diverse culture.

Castel del Monte, rappresenta una sorta di “compendio” di tutte queste definizioni sulla sua origine e significato e lascia al visitatore la libertà di scegliere. La costruzione è a pianta ottagonale con otto torri di forma anch’esse ottagonali collocate in corrispondenza degli spigoli, con complessive sedici stanze trapezoidali che, a percorrerle, si ha la sensazione di essere in un labirinto quasi magico; anche il cortile centrale è di forma ottagonale e tutto questo richiama l’otto, un numero che ha una grande valenza simbolica e che, disposto orizzontalmente, in matematica sta ad indicare l’infinito.

Per maggiori informazioni: http://www.casteldelmonte.beniculturali.it/
Fonte: AndriaApp

3. Riceviamo e inoltriamo

3. 1. In Puglia una vacanza di anni fa. Paola Capitani

Era il 1973 agosto quando si decide di andare in Puglia sul Gargano, a Mattinata con una coppia di amici e i miei genitori. Un viaggio lungo da Firenze ma ripagato dalla magia delle bianche case adagiate sul Gargano dopo la visita doverosa al Castello di Federico II e una impagabile visione della foresta Umbra.. che dire poi del garbo affascinante di Lecce, ricca di arte e cultura, storia e tradizioni, la mitica Firenze del sud.
Il colore trasparente dell’acqua di Porto Cesareo o di Santa Cesarea e il fascino della grotta della Zinzulusa. Una volata a Santa Maria di Leuca per toccare la punta estrema dell’Italia e affacciarsi verso l‘orizzonte dell’estremo sud…
E che dire dei sapori della cucina pugliese ricca di aromi, di sole e di alchimie mediterranee.
Una gita alle Tremiti.. san Domino e San Nicola, cosi diverse tra loro e la nostalgia di veder partire l’aliscafo e di percepire l’assenza di un collegamento fino al giorno successivo.
Panorami unici, gentile accoglienza e fantasie di colori e di sapori fermi nel tempo e nei ricordi.

3.2. Un’estate in Puglia: un ricordo lampo degli anni ’70. Lucia Bertini

Agosto a Firenze può essere straordinariamente caldo e quell’estate non si smentì, così partimmo con l’obiettivo di poterci concedere presto un bel tuffo, rimandando ad un’altra occasione la visita alle bellezze della Puglia. Principalmente ci interessava sistemarci il più possibile vicino al mare in un luogo dove poter trascorrere un periodo spensierato e sereno con la piccolina.

Ci svegliamo subito prima dell’alba e carichiamo in macchina le ultime cose. Per ultima la bimba, carico prezioso per il quale avevamo predisposto un giaciglio morbido sul sedile posteriore.

Nel silenzio magico imbocchiamo l’autostrada verso sud con la nostra vecchia R4, che di nuovo aveva solo i pneumatici. Una lezione imparata da mio padre in tema di sicurezza: la macchina può essere vecchia, ma deve avere pneumatici in ottime condizioni e freni funzionanti. Questi li sostituimmo, ma la spesa per i freni non la potemmo affrontare e per la sicurezza confidammo in guida prudente e velocità moderata.

Imboccammo l’autostrada in direzione di Roma, deviando poi verso l’Adriatico, percorrendo la costa sfiorammo Foggia, Bari, Brindisi Lecce per arrivare a notte in prossimità del mare. Un mare forte e profumato quello di Santa Maria di Leuca, dove ci accampammo sotto un ulivo nell’unico campeggio appena aperto.

Il profumo salmastro del mare si mescolava a quello intenso della vegetazione, in particolare a quello dell’erica pugliese e alla coralità di fragranze indistinguibili l’una dall’altra: ulivi secolari, fichi d’India, erica, il cardo pallotta spinoso, il limonio salentino e orchidee tanto piccole o piccolissime da mimetizzarsi tra l’erba.

Fu un periodo straordinario, anche perché il campeggio era deserto, ancora poco conosciuto e ci riservò il dono di poter sperimentare la solitudine in piena aria aperta. La notte ci addormentavamo con la testa fuori dalla tenda, per poter contemplare la volta stellata e respirare quel che il vento ci portava.

3.3. L’appello: il linguaggio che chiama alla relazione. Suggerimenti per appelli felici. Daniela Giovannini

Soltanto con la sua parola, soprattutto quella rivolta all’altro, l’uomo diventa essere personale, interamente uomo”: con queste parole Massimo Lucchesi 1 ci introduce alle tre funzioni del linguaggio: informativa, espressiva e di “appello”. Se la prima informa e rappresenta il mondo, la natura e la storia, e la seconda esprime l’interiorità di ciascuno, la terza è una “chiamata alla relazione”, da me all’altro. Può essere manifestato come una richiesta esplicita, come una dichiarazione d’amore o d’affetto, ma anche attraverso uno scambio di informazioni o l’espressione di sé, che possono essere veri e propri “appelli mascherati”: quando ad esempio informiamo altri di un’iniziativa interessante, forse stiamo chiedendo compagnia e divertimento insieme. O quando esprimiamo il nostro sentire in un componimento poetico o in pittorico in realtà potremmo voler dire: ”Mi vedete? Io sono questo, state con me!”.
Nelle relazioni più autentiche, l’appello è fonte di crescita reciproca e strumento per divenire, appunto “interamente uomini”.
Ma non sempre gli appelli che ci rivolgiamo gli uni agli altri sono motivati da una volontà di scambio e reciprocità. Spesso, e in maniera inconsapevole, chiamiamo l’altro a una relazione non autentica o rispondiamo ad analoghe chiamate, con esiti poco felici da entrambe le parti.
Proprio il fatto che l’esito di questi scambi ci lasci insoddisfatti o a volte feriti ci può aiutare a riflettere e a modificare i nostri appelli verso esiti felici.
Possiamo farci alcune domande per svelare il meccanismo dell’”appello infelice”, soprattutto se questo si ripete con modalità (ed esiti) sempre simili: come comincia? Come si sviluppa? Ovvero: cosa faccio e dico sempre io e cosa fa e dice sempre l’altro?” E poi: “ Come si conclude? Alla fine come mi sento sempre?” Berne, fondatore di una scuola chiamata Analisi Transazionale, chiama “gioco” questa sequenza ripetitiva che conferma nei partecipanti una visione di sé, dell’altro e del mondo poco funzionale, legata a schemi e riferimenti non più validi ma di cui non ci rendiamo conto, a volte anche con esiti tragici. Ecco che l’appello diventa allora una trappola più o meno pericolosa che però ha sempre, nel fondo, una connotazione quasi tragica, un grido che chiede di “esserci “, anche se in modi non autentici e dolorosi.
Individuare la sequenza che si ripete può però aiutarci a romperla, a non rispondere al canto delle sirene che ci condurrebbe all’abisso, e trovare strade sempre più agevoli per scambi sempre più autentici e felici.
Il primo passo è dunque saper individuare a quali “falsi appelli” siamo sempre tentati di rispondere e perché sono per noi così irresistibili. Questo può aiutarci a riconoscere quelli che Berne chiama “ganci” per poterli evitare e non ripetere la sequenza.
Infine, possiamo chiederci: “Cosa voglio io nella relazione con quella persona? E cosa non voglio? Quale richieste posso fare? A quali posso dire di no?
Fuori dalle trappole dei falsi appelli, il linguaggio può allora manifestare fino in fondo la “forza creatrice della parola”, che “colpisce, avvince e libera”3

*Pedagogista e Counselor Analista Transazionale

Fuori dal palcoscenico mi sento uno sfollato. Edoardo De Filippo

3.4. La busta. Luciano Parolai (Un fiorentino semiresidente in Puglia).

Sappiamo che l’attività economica della Puglia è basata sull’agricoltura, sull’industria (è la regione meridionale più industrializzata) e il turismo. C’è, però, un altro settore di attività, poco conosciuto, con un giro d’affari non indifferente. Un settore che è basato su un formidabile “motore”, semplice ma potente: “la busta”.

Tutti siamo stati protagonisti o ospiti di matrimoni e quindi soggetti, passivi o attivi, del regalo per gli sposi.

Una volta la scelta era esclusiva di parenti e amici, senza alcuna forma di accordo o coordinamento, per cui la novella coppia si ritrovava con quattro servizi da tè, tre set di coccetti per la fonduta e molti altri aggeggi, spesso inutili.

Per evitare queste spiacevoli situazioni, si cominciò a lasciare la lista dei regali presso i negozianti, così si evitavano doppioni e ogni invitato poteva scegliere un regalo adatto al proprio livello di generosità.

Lo sviluppo successivo fu il “contribuisci al viaggio di nozze”. Brillante idea delle agenzie turistiche alle quali era assegnato il compito di raccogliere le offerte, formalmente destinate a rendere piacevole la luna di miele, perché, si sa, quando pagano gli altri tutto è più piacevole. Ovviamente il totale delle libere offerte superava il costo del viaggio, per cui l’agenzia turistica funzionava anche da collettore di somme che venivano poi girate agli sposi.

Nel frattempo, erano diventati sempre più frequenti i casi di donazione di una certa somma direttamente ai festeggiati, soprattutto da parte dei parenti più intimi.

Fatta la breve storia delle consuetudini che hanno caratterizzato il sistema dei regali matrimoniali, veniamo a quello che, nel tempo, è diventato il sistema Puglia dei matrimoni. Bisogna premettere che il matrimonio, inteso anche come cerimonia, in questa regione è un evento molto sentito e agognato da molti giovani. In pratica nessuno si sognerebbe di sposarsi con una cerimonia intima, quindi è normale programmare il fatidico giorno non con mesi, ma con anni di anticipo, anche perché le location più ambite, hanno impegni a lungo termine.

Come detto, il fulcro di questo sistema è quello che tutti chiamano “la busta”.

E’ da anni una prassi omologata, cui nessuna cerimonia di matrimonio sfugge e che è strettamente regolata da consuetudini consolidate e indiscutibili.

La busta è libera solo per la forma e la dimensione, mentre il contenuto, la somma in contanti, deve rispettare precise regole. Il totale che ogni invitato deve inserire nella fatidica busta, potrebbe essere sintetizzato con una formula matematica:

BASE (costo pranzo nuziale x numero familiari) + VARIABILE (indice di parentela/amicizia)

Tutti gli ospiti sono ovviamente informati circa la sala ricevimenti, la cosiddetta “location”, in cui si svolgerà il pranzo e sono in grado di stimare quale sarà il relativo costo. Ad esempio, supponiamo un costo stimato di 150 euro (è un minimo) per cui, se gli invitati sono una coppia, la base sarà 300 euro. La cifra variabile da aggiungere è in funzione del grado di parentela, vicinanza affettiva e disponibilità economica. Nel caso, ad esempio, l’invitato sia un cugino con moglie, che non frequenta molto gli sposi e ha una modesta disponibilità economica, 200 euro potrebbe essere la cifra variabile corretta, per un totale quindi , da mettere in busta, di 500 euro. Se invece si trattasse del caro zio che ha fatto da padrino alla sposa, che vive nello stesso stabile, che la domenica pranza sempre insieme alla famiglia della sposa ed è anche benestante, la cifra da aggiungere potrebbe essere minimo 700 euro , per un totale di 1.000 euro.

Anche la consegna della busta ha una sua ritualità.

A metà del pranzo, cioè dopo circa tre ore, il cerimoniere (il wedding planner o un vero e proprio intrattenitore prezzolato)annuncia : “ Vito e Maria saranno lieti di salutare gli ospiti !” e tutti sanno cosa devono fare. Gli sposi si piazzano all’estremità della sala, con un tavolinetto a lato. Gli ospiti in ordinata fila con la busta in tasca o in mano, attendono il proprio turno per baciare i freschi coniugi e consegnare il tesoretto. Gli sposi con nonchalance accettano, ringraziano e posano la busta sul tavolinetto. Pare anche frequente il caso che al posto del tavolinetto ci sia la madre della sposa, addetta a far sparire le buste in un’ ampia borsa.

Attenzione! Sulla busta è scritto ben chiaro chi è l’offerente, di modo che la sera, nella propria cameretta, gli sposi possano valutare il livello di generosità o tirchieria di amici e parenti e poi nei giorni successivi telefonare per ringraziare con la consueta frase: “grazie zio, è veramente troppo”, ma pensando “che spilorcio, con tutti i soldi che ha!”. Non si contano poi le discussioni nella coppia che, in un crescendo rossiniano, si rinfacciano la generosità dei propri invitati e la tirchieria degli invitati del coniuge.

Dal sistema della busta discendono una serie di conseguenze che hanno dato origine al vero e proprio “sistema economico pugliese dei matrimoni e altri eventi conviviali”.

La prima conseguenza del sistema busta è che gli sposi non hanno remore a scegliere location e pranzi costosi, perché saranno comunque gli invitati a pagarne il costo.

La seconda conseguenza è che la dinamica degli inviti è esattamente opposta a ciò che normalmente si pensa avvenga. Gli sposi, infatti, invitano quante più persone possibile per lucrare sulla cifra della “variabile indice di parentela/amicizia”. Al contrario, parenti e amici, salvo lodevoli eccezioni, cercano di sfuggire all’invito, di cui paventano soprattutto il conseguente salasso economico.

In Puglia, c’è un alto livello di socialità, le famiglie sono molto “larghe” e si ritrovano con frequenza, per cui la lista dei possibili invitati è molto lunga e pare non esistano matrimoni con meno di cento invitati.

La terza conseguenza è che gli sposi raccolgono una bella dote per cominciare la loro vita in comune. Supponiamo che, detratto i costi di location e pranzo, rimangano 300 euro a busta, moltiplicato il numero delle buste (200 invitati e diciamo 100 buste) fa un totale di 30.000 euro… non male.

La quarta conseguenza, fondamentale, è che gli sposi, un po’ perche il loro matrimonio deve essere indimenticabile e un po’ perché nell’occasione non hanno problemi economici, non si pongono limiti: wedding planner, location di livello, abbigliamento, menù ricchissimo, fiori a profusione in chiesa e al ristorante, noleggio auto particolare, album fotografico e video che impegna la coppia con riprese a effetto già nei giorni precedenti l’evento, orchestra o almeno un musicista/cantante, intrattenitore, ricche bomboniere.

Quindi, com’è intuibile, “la busta” mette in moto un complesso di attività legate al settore eventi, con una notevole rilevanza nell’economia regionale. In aggiunta, i Pugliesi hanno la tendenza a ritrovarsi per festeggiare di tutto: compleanni, onomastici, battesimi, comunioni, lauree, nomine,promozioni. La sola costante è che il cibo è al centro del sistema solare della convivialità e occorre quindi una location, più o meno importante, per tutti questi eventi. Senza contare che l’esperienza acquisita dai professionisti del settore, unita alle bellezze scenografiche di questa terra, ha fatto sì che la Puglia sia diventata meta ambita per matrimoni vip.

Il principio della “busta “ genera poi una serie di effetti collaterali.

I Pugliesi hanno una grande passione per il cibo e godono di una cucina ricca, piena di sapori genuini. Non perdono, quindi,occasione di dare dimostrazione della loro capacità nell’affrontare, forchetta in mano e stomaco allenato, una serie infinita di portate. A questa naturale propensione per la tavola, nel caso specifico si aggiunge una, più o meno inconscia, volontà di rivalsa all’insegna del: “tanto ho dato, tanto devo mangiare”.

Altro effetto riguarda i celibi a oltranza. I poveretti, per decine di anni, consegnano buste a amici e parenti, senza mai avere il piacere di essere nella parte di chi le buste le apre e conta i soldi. E’ probabile che questo sia un elemento che favorisce le unioni, civili o consacrate che siano. Diciamo che è una forma di sostegno alla famiglia che i legislatori potrebbero studiare e magari incentivare!

Rimane il problema dei divorziati che si risposano con la consueta solennità e il solito meccanismo degli inviti, felicemente sperimentato con il primo infelice matrimonio. Pare che non ci sia un’usanza consolidata, ma è certo che, al secondo matrimonio il malumore degli invitati è crescente e la disponibilità a donare assai limitata.

Ci sono anche risvolti di sicurezza e fiscalità. Sul famoso tavolino o nella mitica borsa della madre, a fine raccolta si trovano diverse decine di migliaia di euro. I malviventi non hanno perso occasioni di presentarsi, non invitati, ma a mano armata, per impossessarsi del malloppo. Ecco quindi che le location si sono dovute munire di cassaforte e in qualche caso di guardie private, per evitare che la festa finisca nel peggiore dei modi.

Un po’ per mettere un limite alle presenze e un po’ per raccogliere fondi anche dalle persone non proprio intime della coppia, sono diventati consueti, oltre a quella “tutto compreso”, diversi livelli di “partecipazione di matrimonio”, con conseguente ridotto ammontare delle donazioni.

La partecipazione, infatti, può essere semplice, cioè senza invito e quindi lascia al buon cuore del partecipato di fare un presente, sempre sottoforma di biglietti stampati dalla zecca di stato.

Poi c’è la partecipazione “invito alla torta”. La parte ludica della cerimonia di solito inizia alle 14 e si protrae fino a mezzanotte. Il momento topico della torta è verso le 20 ed è a quell’ora che gli “invitati alla torta” si palesano, festeggiano e si abbuffano sui dolci. Questo è il classico tipo d’invito rivolto agli amici non intimi o ai colleghi di lavoro o comunque a categorie di persone che gli sposi non frequentano assiduamente.

Per queste sottocategorie di partecipati, di solito funziona a meraviglia l’obolo all’agenzia turistica.

Ci sarebbe da dire qualcosa anche sulla celebrazione in chiesa, ma per la verità questo primo passo del rituale è abbastanza secondario, tanto è vero che non tutti gli invitati assistono alla cerimonia religiosa. Alcuni dei presenti, fra l’altro, vestono casual e indossano l’abito elegante solo dopo, per andare a quella che è ritenuta la vera cerimonia: il pranzo con annessi e connessi.

Detto degli aspetti tecnici e organizzativi, dobbiamo dire che, in Puglia, tutte le cerimonie sono gioiose, festose, vivaci, rumorose e si coglie un genuino spirito di partecipazione e condivisione della festa. Partecipare a un matrimonio in questa splendida regione, è un’esperienza difficile da dimenticare.

Se non ci credete, provate, fatevi invitare (non è difficile) ma… ricordatevi di portare con voi “la busta” !

3.5. Calabriland la casa degli gnomi. Carlo Brescia

Buongiorno benvenuti nel magico mondo di Calabriland, dove ogni cosa è possibile, abitata da fantastici personaggi birichini, hanno lunghe barbe bianche e cappelli verdi con grandi falde, per proteggersi dal sole; sono grandi lavoratori e ognuno ha un compito preciso da svolgere nell’immensa distesa di ulivi. Ci insegneranno tante cose sulla campagna e sulla loro vita.

Ci troviamo, infatti, in una grande tenuta piena di ulivi secolari dai rami nodosi e piante più giovani e dritte.Gli gnomi del mare, finita l’estate, in ottobre salgono in collina per la raccolta delle ulive.

Il primo che incontriamo è il mio vecchio amico Federico, capo degli gnomi venuti dal mare. “Ciao Federico come va?” “Ciao Carlo, tutto bene, sai bene che ad Ottobre iniziamo ad organizzarci per raccogliere le ulive, portarle al frantoio e fare l’olio per tutti gli abitanti di Calabriland.

Ogni gnomo ha un compito preciso, per esempio Federico deve andare dal grande albero Mastro ulivo, capo di tutti gli ulivi per chiedergli se sono pronti e procedere a raccogliere le ulive per la stagione. E’un albero maestoso molto cordiale e con Federico da molti anni hanno un rapporto fondato sul rispetto e l’affetto.

“Buongiorno Mastro Albero, come va quest’oggi?” “Caro Federico tutto bene, quest’anno le mie fronde sono cariche e pesanti di frutti, credo proprio che la vecchiaia mi si addica” ma anche gli altri miei fratelli sono carichi di frutti e si vogliono alleggerire

Mentre la squadra dei raccoglitori caricano sui camion rossi le reti verdi da legare e distendere sotto gli alberi; Federico dice:

“Vieni, Carlo, ti porto a fare un giro per il frantoio e per i campi.”

Oggi gli gnomi operai sono molti indaffarati, devono montare i macchinari del frantoio in quanto a fine stagione vengono smontati e puliti così da poter durare di più.

Mentre passeggiamo Carletto vede gli gnomi raccoglitori stendere le reti sotto gli alberi e legarle per non volare.Le reti non danno fastidio agli ulivi ma provocano solo un pò di solletico. Una volta sistemate le reti, gli ulivi iniziano la loro danza sotto i colpi dei Battitori, che con lunghe canne scuotono i rami. Prima muovono le fronde piano, producendo un lieve fruscio, poi scuotono i loro rami sempre di più così da far cadere le ulive copiosamente.

Una volta che le reti sono colme di ulive gli gnomi le staccano dagli alberi e le caricano sui camioncini.

Alcuni preziosi frutti sono caduti a terra così altri gnomi restano sui campi per coglierli. Non si deve sprecare nemmeno una uliva così generosamente offerta dagli amici alberi.

Arrivati al frantoio gli gnomi organizzano le ulive nelle grandi sete chiamate bancali. Lo gnomo Luigi ha il compito di guidare il muletto col quale prende i bancali e li svuota nel defogliatore. A Carletto piace molto il muletto e Luigi lo fa salire per fargli le foto mentre guida.

Il defogliatore è una grossa gabbia a forma di cilindro che girando toglie le foglie dalle ulive; poi le ulive passano attraverso la lavatrice, un grosso tappeto scorrevole su cui si riversa dell’acqua per lavare i frutti che così lavati passano nella macina. La macina trasforma le ulive in pappa, e da un rubinetto esce l’olio. Questo è ancora un olio sporco, che passerà attraverso il decantar che separa l’olio buono da quello cattivo e infine l’olio esce da un rubinetto così da poter riempire i bidoni.

Il capo supremo di tutti gli gnomi del mare, Mastro Fabio, ha il compito più importante quello di assaggiare l’olio e decidere se sarà buono o meno.

Questa magia si cela dietro ogni goccia di olio che da’ tanto sapore ai nostri piatti.

Ogni volta che versiamo una goccia d’olio pensiamo ai secolari ulivi e ai laboriosi gnomi del mare.

Credi in coloro che cercano la verita’! Dubita di coloro che la trovano. Andre’ Gide

4. Ricette

5. Letture per i Giullari

  • Favole dei Giullari. Paola Capitani
  • Io altrove. Andrea Bocconi (Ediciclo Editore)
  • Tutti i fiori che sei. 12 storie per mia sorella. Iacopo Melio. Rizzoli, 2021
  • Gabriella Accorti Materassi e Stefano Materassi, Due passi in centro a Firenze Firenze, 2020
  • Fernanda Argnani, I viaggi dell’anima, 2012
  • Bianxa Bianchi, L’esperienza di un’educazione nuova alla scuola d’Europa, 1962
  • Paola Bigozzi, Eleonora d’Arborea
  • Gabriele Buttelli, Fuori dal recinto,
  • Paola Capitani, Visti da vicino, la Nuova Calducci, 2015
  • Camilla Cederna, L’Italia da cui veniamo, 2021
  • Simone de Beauvour, Il secondo sesso
  • Cristina Franzoni, La scelta di essere, 2021
  • Laura Lari, Filosofando, La Nuova Calducci, 2021
  • Barbara Lombardi Santoro, A spasso per Firenze, 2021
  • Gina Lombroso, Anna Kuliscioff, 1928
  • Carla Lomi,
  • Giuseppe Longobardi, La badante russa, 2021
  • Paolo Minerva, Isolina, La Nuova Calducci, 2015
  • Alberto Pestelli. …
  • Valerio Savino …
  • Paola Stefanini, E’ nel buio che si vedono le stelle, 2020
  • Koi Showa, Liberi di volersi bene, 2018
  • Lara Swan, Le noci di Baracuc, in varie lingue, http://www.laraswan.net
  • Marco Termenana, Mio figlio ,2021
  • Sandra Teroni, Simone0 de Beauvoir, 2021
  • MSary Vettori Fabbri, Caro Maurizio,
  • Roberto Zarrielli, Brand journalism.Storytelling e marketing: nuove opportunità’ per i professionisti dell’informazione.2019

6. Progetti

  • Giullari junior
    • Agata, Anita, Carlo, Carlotta, Elia, Elisa, Ida, Leda, Lisa
  • Mela rosa romana
  • 7 salute
  • Cuori solitari
  • Affitto soffitta a Firenze piazza Duomo
  • Albergo Diffuso a Qualto (Bo)
  • Affitti a Borgo san Lorenzo (Fi)
  • Libreria finger food a Castiglione dei Pepoli (Bo)
    • Ma fatti non parole.. io campo poco…

7. Giullari estero

Novembre 2021 – 7 Salute di Vincenzo Speghini e Dario Mingarelli

Quaderni dei Giullari

  • Versione on line lucia.bertini(AT)gmail.com
  • Richiesta stampe: Marco Fantechi, Tipografia La Nuova Calducci, Firenze
  • Redazione dei Quaderni nelle varie regioni … chiedere a
    paola.capitani@gmail.com

Link
Bibliotecheoggi.it
Lavocecastiglione.it
Italiauomoambiente.it
Terapiadellarisata.it