Quaderno 6. 2021

In evidenza

Quaderni dei Giullari – Quaderno n. 6 – Giugno 2021
https://giullari.wordpress.com

Scarica PDF

Dante chi?

Paola Capitani

Quali colombe dal disio chiamate 
con l’ali alzate e ferme al dolce nido 
vegnon per l’aere dal voler portate; 
      cotali uscir de la schiera ov’è Dido, 
a noi venendo per l’aere maligno, 
sì forte fu l’affettuoso grido. 
      «O animal grazioso e benigno 
che visitando vai per l’aere perso 
noi che tignemmo il mondo di sanguigno, 
      se fosse amico il re de l’universo, 
noi pregheremmo lui de la tua pace, 
poi c’hai pietà del nostro mal perverso. 
      Di quel che udire e che parlar vi piace, 
noi udiremo e parleremo a voi, 
mentre che ’l vento, come fa, ci tace. 
      Siede la terra dove nata fui 
su la marina dove ’l Po discende 
per aver pace co’ seguaci sui. 
      Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende 
prese costui de la bella persona 
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende. 
      Amor, ch’a nullo amato amar perdona, 
mi prese del costui piacer sì forte, 
che, come vedi, ancor non m’abbandona. 
      Amor condusse noi ad una morte: 
Caina attende chi a vita ci spense». 
Queste parole da lor ci fuor porte. 
      Quand’io intesi quell’anime offense, 
china’ il viso e tanto il tenni basso, 
fin che ’l poeta mi disse: «Che pense?». 
      Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso, 
quanti dolci pensier, quanto disio 
menò costoro al doloroso passo!». 
      Poi mi rivolsi a loro e parla’ io, 
e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri 
a lagrimar mi fanno tristo e pio. 
      Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri, 
a che e come concedette Amore 
che conosceste i dubbiosi disiri?». 
      E quella a me: «Nessun maggior dolore 
che ricordarsi del tempo felice 
ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore. 
      Ma s’a conoscer la prima radice 
del nostro amor tu hai cotanto affetto, 
dirò come colui che piange e dice. 
      Noi leggiavamo un giorno per diletto 
di Lancialotto come amor lo strinse; 
soli eravamo e sanza alcun sospetto. 
       Per più fiate li occhi ci sospinse 
quella lettura, e scolorocci il viso; 
ma solo un punto fu quel che ci vinse. 
       Quando leggemmo il disiato riso 
esser basciato da cotanto amante, 
questi, che mai da me non fia diviso, 
      la bocca mi basciò tutto tremante. 
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse: 
quel giorno più non vi leggemmo avante». 

INDICE

  • Massimo Cianfano – Scrivere di Dante Alighieri
  • Anonimo – Dante chi?
  • Antonia Ida Fontana – Dante e la gola. Prelibatezze trecentesche
  • Mirco Manuguerra – Attualità di Dante nei 700 anni della Divina Commedia
  • Adriana Angellieri – Viaggio a Castiglione Fiorentino
  • Giulia Magistro – Larmes d’or
  • Vittorio Vettori – poesia tratta da Terradiluna

Poesie e aforismi

  • Paola Capitani- Pianta delicata
  • Khalil Gibran
  • Lara Swan
  • J. Brel
  • Carl Gustav Jung
  • Ganhi
  • Anonimo
  • Patrizia Valduga

Massimo Cianfano

Scrivere di Dante Alighieri, per me è, come disse Lui stesso, nel canto introduttivo alla Commedia: mi fa tremar le vene e i polsi”.”.

Qualora ci sarà qualcuno a leggermi, innanzi tutto, voglia scusare la mia presunzione.

Non saprei da dove iniziare, tanto sono grandi e immensi e magistrali le sue produzioni letterarie, i suoi insegnamenti, la sua moralità, non arretrata nemmeno di un millimetro; potremmo definirlo un poeta-giudice dell’eternità. Colui che ha generato nuovi vocaboli, anche l’uso di registri a volte alti e sublimi, altre volte, bassi o medi, anche usando termini oltraggiosi e finanche scurrili.

Ma è proprio nel suo plurilinguismo che risiede la sua forza poetica; egli è solo in vita e solo sarà nella morte. Il suo impegno politico e civile lo renderà un esule, per sempre randagio, non entrerà mai più nella sua amata Firenze. Sarà solo. Presterà i suoi servigi presso corti e signori d’Italia, e in cambio avrà ospitalità.

E’ forte la predizione del suo avo Cacciaguida, quando nel XVII canto del paradiso farà una triste rivelazione: Tu proverai come sa di sale lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e l salir per laltrui scale”.

Nello scorcio di un lustro dei primi anni del 300 è in giro un po’ per tutta l’Italia: In Lunigiana, nel Casentino e Verona e ancora forse lo si pensa pur anche in Sardegna ma questa è solo un’ipotesi. Di tutto quello che ha scritto non abbiamo assolutamente nessun autografo a differenza di altri grandi della letteratura: Petrarca e Boccaccio, tanto per citare i suoi “eredi” e forse per questo motivo e non solo che cadrà su Francesco Petrarca la scelta dello stile linguistico da adottare poi nel 500 un fautore sarà Pietro Bembo, letterato e filologo. Sicuramente Petrarca è la svolta, esprime un registro linguistico alto, contrapposto allo sperimentalismo dantesco, una mia cattiveria? Perdonatemela: un mio… ma che dico…no!… ma no! solo un cattivo pensiero: Non sarà mica che la scelta del cardinal Pietro Bembo sia stata dettata, oltre che dallo stile limpido e perfetto del Petrarca dal fatto che Dante fosse inviso al potere ecclesiastico? Sappiamo come ha trattato i papi vedi Celestino V e Bonifacio VIII; tutti all’inferno. Ma che dico! no! Certamente no! Sta, di fatto, però che la scelta cadde sul chierico Francesco Petrarca e non sul ribelle Dante Alighieri il cui stile e, i suoi scritti con Lui, furono poi dimenticati per alcuni secoli.

Colpisce, nel confronto tra i due grandissimi poeti il concetto di donna: mentre per Dante la suaBeatrice, “tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quandella altrui saluta chogne lingua deven tremando muta, e li occhi no lardiscon di guardareè la donna spirituale, angelica, celestiale, e musa ispiratrice della sua poesia e del suo andare nella vita. E come era solito fare ai tempi dellamor cortese, anche nel secondo incontro che ebbe con Lei all’eta di 18 anni, Dante non manifestò il suo amore il suo desiderio. Invece per Petrarca Laura, la sua Laura, rappresenta la donna carnale è l’amore fisico: chiare, fresche e dolci acque, ove le belle membra pose colei che solo a me par donna;

Dante incontra Beatrice a soli nove anni poi esattamente nove anni dopo, e questo sarà l’ultimo incontro poiché Beatrice muore a soli 24 anni, probabilmente di parto. Questo causerà a Dante un tracollo psicologico, sarà per Lui una tragedia. Cercherà di dimenticare impegnandosi in studi filosofici. E’ curioso notare la coincidenza del numero 3 incontra Beatrice la prima volta a 9 anni; e sappiamo che tale numero è multiplo di tre; ancora dopo altri 9 anni il secondo incontro ed entrambi hanno 18 anni Beatrice di anni ne ha 21 quando andrà sposa a Simone de Bardi, e anche 18 e 21 sono multipli di tre; 3 sono le cantiche della

Commedia, 33 sono i canti tranne il primo che ne ha 34, ma il primo rappresenta l’introduzione al poema. Comunque, per Lui, rimarrà la sua donna celestiale. La incontrerà solo quando sarà costretto a lasciare Virgilio (anche la presenza del poeta dellEneide, è per volontà di Beatrice lei chiede lintercessione della vergine affinché il Poeta possa superare le difficoltà. Virgilio si presenta a Lui nel canto introduttivo; quando Dante è scoraggiato, impaurito di fronte a Lui ci sono la lonza, la lupa e il leone. Il poema dantesco è, per antonomasia un poema allegorico e i tre animali allegoricamente rappresentano altrettanti vizi capitali (lussuria, avaria, superbia) e gli impediscono landare gli impediscono di salire il monte che sta dritto davanti il suo sguardo, gli impediscono dintraprendere il cammino verso la meta finale; allora… ecco il miracolo! quando vidi costui in quel gran diserto; abbi pietà di me gridai chiunque tu sia od ombra od omo certo”) Virgilio sarà aiuto fondamentale nell’affrontare e nel superare il percorso che lo porterà, appunto, nell’empireo ad incontrare Beatrice. E poi che la sua mano alla mia puose con lieto volto, ondio mi confortai, mi mise dentro a le segrete cose”.

Lei sarà con Dante fino alla fine della sua grande fatica letteraria, spirituale, morale e civile. E’ fantastico, prodigioso vedere nella Commedia e in quello che ci racconta, la capacità di renderla vera, e vero è l’incontro con i personaggi. Questa è la grande invenzione che compie Dante Alighieri; non una finzione, ma una realtà; far parlare i suoi interlocutori e con loro discute il perché o il come siano finiti costì. A loro come si direbbe in termini cavallereschi da quartiere e, in alcuni casi, li giustifica. In un qualche modo. Esempio ne è la sua benevolenza nei confronti di Paolo e Francesca, in un canto di una liricità unica, bello come il sorgere del sole in una dolce giornata di autunno, quali colombe dal disio chiamate con lali alzate e ferme al dolce nido e ancora “Quando sentii quelle anime offense chinail viso e tanto l tenni basso o addirittura salverà dalle pene del purgatorio Catone l’Uticense, morto suicida, messo a guardia del purgatorio ma, alla fine, Dante lascia intendere che la sua anima sarà salvata.

Potremmo parlare del castigo che infligge a Ulisse e alla sua superbia facendolo naufragare e morire per aver pensato di sfidare Dio, nel passare le colonne d’ercole. e ancora re Minosse, e farinata degli Uberti, il conte Ugolino e ancora potremmo stare qui giorni senza mai trovare la fine della discussione su Dante.

E’ stato il padre fondatore della nostra letteratura; e fin qui ciò detto sono banalità ma, voglio sempre ricordarlo, più che ad altri, a me stesso e, credo, nel contempo, la sua lingua: il volgare abbia svolto un compito sociale: ha raggiunto i ceti più bassi e meno colti, si è fatto comprendere dal popolo, così come, sant’Agostino stigmatizzò i latinisti con la famosa proposizione melius est reprehendant nos grammatici quam non intelligant populi”.

Mi piacque una frase detta da Benedetto Croce sui poeti: I poeti non vengono da altri poeti ma dalla madre terra, cioè dalla vita che li esprime dopo aver riassorbito in sé tante cose e anche i poeti precedenti”.

Dante non è solo il poeta della Commedia: i suoi scritti sono molti e toccano svariati temi: dal trattato tutto politico di De Monarchia al laboratorio sperimentale Fiore detto damore,il prosimetro la vita nuova, il trattato linguistico De vulgari eloquentia il titolo è un ossimoro, ma in Dante non c’è contraddizione, altre opere in latino le Epistole”, ancora scritti a titolo personale o per mecenati del momento. E poi il Convivio trattato sulle scienze speculative, le “rime le quali racchiudono un lunghissimo periodo della vita di Dante; direi tutta la sua vita poetica.

Dante chi?

Anonimo

Il mio primo pensiero per il settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri è una riflessione agro-dolce sul tempo che passa. Ero in IV Ginnasio nell’anno in cui si celebrava il settecentesimo anniversario della nascita di Dante Alighieri; è vero che il Sommo Poeta non è vissuto molto, ma sono sempre cose che fanno pensare…

Ma che si può scrivere su Dante ? O meglio, quale segmento della sua immensa opera è il caso di mettere in luce, trascurando gli infiniti altri segmenti ?

Scelgo l’ultima stanza della Canzone “Donne ch’avete intelleto d’amore” dalla Vita Nova.

Canzone, io so che tu girai parlando

a donne assai, quand’io t’avrò avanzata.

Or t’ammonisco, perch’io t’ho allevata

per figliuola d’Amor giovane e piana,

che là ’ve giugni tu diche pregando:

«Insegnatemi gir, ch’io son mandata

a quella di cui laude so’ adornata».

E se non vuoli andar sì come vana,

non restare ove sia gente villana:

ingegnati, se puoi, d’esser palese

solo con donne o con omo cortese,

che ti merranno là per via tostana.

Tu troverai Amor con esso lei;

raccomandami a lui come tu dei.

E non voglio scrivere dello stil novo, della donna angelicata, persino del cor gentile o dell'”omo cortese”; perché nel tempo mi pare di aver individuato in questa “stanza” nientemeno che l’espressione puntuale del valore e dell’essenza stessa della poesia in quanto tale. Dovrei ritenere, se non altro per deferenza, che questo “retrogusto” fosse ben avvertito dall’autore Dante, pur allora giovane e immerso nell’entusiasmo del novo stile poetico. Se anche così non fosse sarebbe solo un’altra conferma di quella che ormai è una mia ferma convinzione: tutto quello che ognuno di noi vede in un’ opera di poesia (in senso lato) c’è; e ci sarebbe persino se l’autore ne fosse inconsapevole o addirittura negasse tale presenza.

La poesia non è più dell’autore, quando è pubblicata, ma se ne va (è inviata, meglio, è “avanzata”, come dice Dante) in giro a incontrare (cercare di incontrare) la vita della gente, senza limiti di spazio e di tempo. Della gente disposta ad essere cercata, è chiaro.

Il poeta lo sa che il rischio che questo incontro non ci sia è reale e che la poesia possa quindi avvizzire inascoltata; quello che trovo straordinario in questi versi è la consapevolezza del ruolo che hanno i lettori di poesia, tanto in definitiva da diventarne in qualche modo coautori (“insegnatemi a gir..”, “che ti merranno là per via tostana..”). Che bisogno ci sarebbe, fuor di metafora, dei lettori (“cortesi”), se davvero la poesia fosse destinata ad una e una sola donna? Basterebbe un biglietto, oggi un whatsapp, magari.

Perché la poesia dovrebbe invece girare pericolosamente fra la gente per farsi indicare la strada? Perché la strada la conoscono il lettori/coautori, ognuno ritrovandosi in un’immagine, talvolta in una singola parola, ognuno nutrendola col proprio vissuto, le proprie sofferenze, i propri progetti e sogni; tutti insieme danno alla poesia quel valore universale che il poeta stesso non poteva darle, perché titolare comunque di una vita, non di tutte le vite.

Lui può metterci se stesso, può “allevarla …giovane e piana”, in quel dolce stile che persegue; sa che qualcuno l’ accoglierà e la farà andare avanti; ma ha bisogno di molti di noi per farne un messaggio davvero universale, potente e ineludibile. Di noi, che non siamo necessariamente (anzi lo siamo molto raramente) poeti, pittori, musicisti, ma che siamo “le gambe” dell’arte”. Noi, donne dotate di “intelletto d’amore”, noi uomini “cortesi”, noi che non accettiamo il destino di “homo oeconomicus” e che leggiamo, ascoltiamo e guardiamo “per sapere di non essere soli”.

Tutto ciò leggo ora io in questi versi giovanili e baldanzosi; e, ripeto, in poesia tutto quello che ci troviamo c’è davvero, che il poeta lo sapesse o no.

E voglio chiudere citando “Canzone” di Lucio Dalla….che non dubito aver preso ispirazione da Dante

….

Canzone trovala se puoi

dille che l’amo e se lo vuoi

va’ per le strade tra la gente

diglielo veramente

non può restare indifferente

e se rimane indifferente

non è lei.

Niente stil nuovo, niente donna angelicata qui, nel nostro tempo; ma c’è sempre la poesia che gira fra la gente cercando l’amata/amore; con alla fine quella straordinaria conferma della necessità della predisposizione gentile al rapporto sentimentale, senza la quale il vero amore molto difficilmente può radicarsi. E questo è espresso nel modo più netto e irrevocabile: se lei rimane  indifferente “non è lei”, semplicemente; e bisogna cercare ancora.

DANTE E LA GOLA Prelibatezze trecentesche di Antonia Ida Fontana

Se gustando un cioccolatino o godendo una buona cena diciamo di commettere un “peccato di gola“ non pensiamo certo all’Inferno ma piuttosto al colesterolo o alla bilancia.

La nostra società, che, a differenza di quanto accadeva ancora nell’800, non conosce la fame, ha smesso di apprezzare il bello grasso ed ammira anzi la snellezza, che nulla ha a che vedere con la macilenza di un tempo, dovuta a carestie e fatica, i problemi attuali sono semmai la bulimia o l’anoressia.

La dottrina della Chiesa invece pone la gola fra i 7 peccati capitali, come studiavamo a Catechismo, poiché è appetito disordinato di cibo e bevande, una degenerazione dell’istitnto: ciò che dovrebbe essere mezzo di sussistenza diviene fine e provoca gravi disordini, rendendo i peccatori egoisti e indifferenti alla propria dignità e al rispetto degli altri, in particolare dei poveri.

Nel Medio Evo miniaturisti, pittori e letterati, quali Giacomino da Verona o Bonvesin de la Riva, avevano illustrato le pene infernali, che erano solitamente corporali, cioè non troppo distanti da quelle che Dante descrive nell’Inferno, soprattutto nelle Malebolge, i canti più improntati ad un realismo anche comico.

L’Alighieri colloca i golosi ( Canto VI) nel terzo cerchio, appena sotto a quello dei lussuriosi, indicando quindi (con qualche nostro stupore) che il peccato è più grave e li descrive tormentati, per contrappasso, da una pioggia eterna, fosca e greve, da grandine grossa e neve. Gli agenti atmosferici danno origine sul suolo ad una fanghiglia maleodorante dove i dannati si rotolano, girandosi ora su un fianco ora sull’altro, tanto che il Poeta stesso dice che forse altre pene sono più gravi ma nessuna tanto spiacevole.

Custode è Cerbero, il cane che sorvegliava gli Inferi nel mondo classico, ma qui raffigurazione della ghiottoneria, il quale con tre gole caninamente latra e con le “unghiate mani/graffia li spiriti, iscoia ed isquartra“.

Un dannato rivolge la parola al Pellegrino e si fa riconoscere come Ciacco (soprannome, che può significare porco) di lui poco sappiamo ma Boccaccio gli dedicò una novella (IX, 8), nella quale narra che si faceva spesso invitare a cena, specie se la sperava succulenta, e racconta la dura vendetta che si prese della burla che gli aveva fatto Biondello. Con Dante parla (come accade nel canto VI di ciascuna delle tre cantiche) di politica e individua le cause delle lotte fratricide di Firenze, facendo anche profezie di non lungo periodo.

Ancora più evidente è il contrappasso nel Purgatorio (canti XXIII-XXIV), dove nella VI Cornice le anime dei golosi, ridotti a pelle e ossa e con il viso che mostra la scritta OMO, sono tormentate da fame e sete continua, stimolata dal profumo di dolci frutti che pendono da due alberi posti all’ingresso e all’uscita della Cornice e da una fonte d’acqua zampillante.

Ma di quali cibi erano stati golosi i peccatori? Ciacco dice soltanto di essere “punito per la dannosa colpa della gola“ ma in Purgatorio conosciamo cosa sta espiando il papa Martino IV: “L’anguille di Bolsena e la vernaccia“, il Commnetatore Jacopo della Lana sostiene che le anguille venivano affogate nel vino e poi arrostite e viene tramandato un epitaffio burlesco nel quale le anguille si rallegrano della morte del Papa, che le faceva spellare come se fossero colpevoli di morte.

Mentre di un altro penitente, Marchese degli Argogliosi, sappiamo che purga lo smodato uso di vino, non conosciamo, in questi Canti dell’amicizia, cosa ha condotto in Purgatorio Forese Donati, che il Poeta intende riabilitare dalle accuse scagliategli nella famosa tenzone.

Le pitture ed i monumenti a Dante ce lo mostrano solitamente o pensoso, (del suo Poema, di Firenze?) o corrucciato (per l’esilio, per i mali dell’Italia?) ma in gioventù Dante, precocemente orfano e con una buona rendita, si mescolò con i giovani patrizi, condividendone le sregolatezze che lo porteranno poi nella Selva oscura.

Appartiene a quel periodo la tenzone con Forese: 6 sonetti, tre di ciascuno, nei quali i due amici si insultano nel più arguto e volgare stile goliardico e da uno dei sonetti apprendiamo che Forese si è gravemente indebitato a causa dei petti delle starne e della lonza.eNgughbjon possiamo dimenticoDau

L’alimentazione medievale prevedeva soprattutto per le classi meno agiate molta verdura ed erbe, cereali e legumi (non erano ancora arrivati dalle Americhe cacao, pomodori e patate) mentre carne e pesce costituivano leccornie che troviamo celebrate anche in poesia (pensiamo a Folgore da San Gimignano) e in quel Fiore rifacimento del Roman de la rose, che la critica recente tende a riconoscere come opera giovanile di Dante, dove il personaggio di Falsembiante dice di amare:

Grosse lamprede, o ver di gran salmoni

Aporti, o lucci, sanza far sentore,

la buona anguilla non è già pegiore,

Alose o tinche o buoni storioni,

torte battute o tartere o fiadoni:

queste son cose d’acquistar mi’amore,

o se mi manda ancor grossi cavretti

o gran cappon di muda ben nodriti

o paperi novelli o coniglietti

Per saperne di più sulle prelibatezze ai tempi di Dante possiamo rivolgerci a tre ricettari trecenteschi toscani anonimi, (non erano opere letterarie ma semplici strumenti di lavoro) e apprendiamo la grande varietà di animali che venivano portati in tavola, si parla di innumerevoli specie di pesci e molluschi, in gran parte d’acqua dolce ( il trasporto del pescato dal mare non sarebbe stato semplice). Apprezzati, abbiamo visto, anguille, lamprede e storioni, possibilmente di grandi dimensioni, come appaiono anche nella novella già ricordata del Boccaccio su Ciacco ed a questo proposito possiamo ricordare un aneddoto, certamente falso, riferito a Dante: ospite del doge, vedendosi offrire pesci piccoli mentre alle altre tavole erano belli grassi, ne porta uno all’orecchio, spiegando che gli chiede notizie del padre morto in mare ma il pesce lo invita a porre la stessa domanda a pesci più vecchi (e grandi ) di lui.

Le carni, solitamente di cacciagione, paiono a noi in gran parte inusuali: se è possibile ancora vedersi servire ghiri in Trentino o in Slovenia, credo che pavoni, gru e fenicotteri non compaiano più sulle nostre tavole.

Certamente curiose sono le preparazioni: il cibo è talvolta cucinato 2 volte, dapprima fritto o bollito, viene poi ancora cotto con l’aggiunta di uova, formaggio e naturalmente tante spezie, che erano necessarie anche per nascondere il sapore della carne troppo frollata ma erano un vero lusso, se pensiamo al lungo e rischioso viaggio che compivano per arrivare sulle tavole più ricche. Nella Divina Commedia è ricordato Niccolò dei Salimbeni (Inferno XXIX), che introdusse nella brigata spendereccia di Siena l’uso del garofano ma non per condire le vivande, qualche commentatore sostiene che con i chiodi di garofano facesse la brace sulla quale cuocere fagiani e pernici.

Noi non gradiremmo neppure alcune preparazioni agrodolci, umidi di carne con zucchero, frutta secca, agresto, né salse complesse a base di aglio, cipolle, frutta, mosto e sempre tante spezie e certamente il medico ci ha vietato di friggere nel lardo.

Dante tuttavia viene spesso descritto di gusti semplici, come fa supporre il famoso aneddoto sulla sua straordinaria memoria: un giorno il Poeta era nella zona del Duomo, noi diciamo al Sasso a cui dà il nome, ed uno sconosciuto gli chiese quale ritenesse il miglior cibo:“ l’uovo“ fu la pronta risposta, dopo un anno lo stesso cittadino gli chiese all’improvviso “con che?“ e Dante senza scomporsi: “col sale“ . Le ricette dell’epoca però prevedono uova condite con spezie e zafferano o preparate dentro a un grande raviolo con formaggio, zucchero e spezie e poi fritte o bollite.

Un altro aneddoto (ne sono debitrice al Papini, che li raccoglie nella sua Leggenda di Dante) vede il Poeta oggetto di una burla alla corte di Cangrande della Scala: l’etichetta prevedeva di gettare gli ossi sotto la tavola ed i commensali, dopo averli gettato tutti davanti a Dante, iniziarono a rampognarlo per la grande quantità di carne che aveva mangiato. Ma l’Alighieri ritorse il rimprovero dicendo che lui aveva lasciato gli ossi perché non era cane.

L’episodio ci porta così a riflettere sull’esilio e sulle condizioni dei letterati nelle diverse corti italiane: arrecavano prestigio al signore, scrivevano lettere diplomatiche, andavano in ambascerie ma di fatto non erano considerati molto meglio dei buffoni e forse anche peggio se stiamo alla frase mordace del giullare che faceva notare a Dante d’aver ricevuto panni migliori dei suoi. Al che il Poeta gli rispose che accadeva perché il buffone trovava più facilmente padroni simili a lui. Quanto questa condizione dovesse pesare a Dante è ben rappresentato dal poeta comico-realista Cecco Angiolieri, anch’egli esule, nel famoso sonetto, forse parte di una tenzone, della quale non ci sono giunte le risposte di Dante:

Dante Alighier, s’i’ so bon begolardo,
tu mi tien’ bene la lancia a le reni,
s’eo desno con altrui, e tu vi ceni;
s’eo mordo ’l grasso, tu ne sugi ’l lardo;

s’eo cimo ’l panno, e tu vi freghi ’l cardo:
s’eo so discorso, e tu poco raffreni;
s’eo gentileggio, e tu misser t’avveni;
s’eo so fatto romano, e tu lombardo.

Cecco condivide la condizione di esiliato che fa diventare i due Poeti fanfaroni, li costringe a mendicare un pasto (l’Alighieri si era descritto privo di cavallo e di armi) e ad inventarsi una nobiltà che Dante, finchè era vissuto a Firenze, come esponente della parte popolare, aveva sempre ignorato. Ma in esilio sente l’esigenza di esaltare la sua famiglia (Paradiso, XV-XVII) facendo dichiarare dal trisavolo Cacciaguida di essere stato investito cavaliere dallo stesso Imperatore Corrado (rimane poco chiaro se II o III).

Cacciaguida ci riporta al cibo, anzi al principe dei cibi, profetizzando al pronipote che apprenderà “quanto sa di sale lo pane altrui“ e non possiamo non chiederci se esso paresse ancora più salato a chi era abituato al pane sciapo di Firenze e se proprio questa caratteristica abbia ispirato la metafora per sottolineare l’amarezza dell’esilio.

Perché parlare di cibo in questo VII Centenario della morte di Dante: non, come ironizzava il Giusti, per volerne contare anche i peli della barba, solo per dimostrare una volta di più che la Divina Commedia è opera così grande che nessun fenomeno umano ne sfugge.

Attualità di Dante nei 700 anni della Divina Commedia

Mirco Manuguerra

Centro Lunigianese di Studi Danteschi

Chiamato a dare un mio contributo per “I Giullari” in fregio a Dante 700, la prima cosa che tengo ad affermare è la vera natura letteraria della Divina Commedia: con il suo capolavoro immortale Dante ha inteso precisamente donare alla cultura occidentale il poema che mancava alla Cristianità. Osservando, infatti, che le altre due radici identitarie – la greca e la romana – i loro capolavori li avevano prodotti, eccome (come noto, la prima i poemi omerici e l’altra l’Eneide virgiliana), Dante si avvide del fatto che il Cristianesimo, in 1300 anni, non aveva invece offerto alcunché di equivalente. È ben vero che il Cristianesimo ha da sempre il Vangelo, mentre i poemi classici sono fondamento di essi stessi, ma il Vangelo è un testo di natura teologica, mentre un Poema della Cristianità non è la stessa cosa. Occorre considerare con attenzione che per Dante la Poesia è un valore sommo, capace cioè di contenere in sé ogni altra valenza salvifica: al pari della preghiera per i teologi, la Poesia, per l’Alighieri, è un potentissimo mezzo di elevazione, per cui egli si prodigò affinché la plurimillenaria tradizione evangelica si fregiasse di un’opera che non solo ne cantasse, ma anche ne sancisse il primato assoluto. Con il suo impegno, dunque, Dante, mantenendo quanto di buono era stato fissato dagli antichi sistemi greco e romano (anticipando in ciò l’intero movimento umanista), ha inteso stabilire i termini di una cultura sapienziale sviluppata su di una morale ed un’etica che non esita a dichiarare superiori a qualsiasi altro sistema di pensiero, classico o contemporaneo che fosse. In pratica, il Vangelo e la Divina Commedia – entrambi capolavori della Cristianità – sono due autentici Big-bang nella Storia, con la sola differenza che mentre il Cristo trattando dell’Uomo urla il divino, Dante trattando delle cose divine, urla l’umanità.

La seconda cosa che mi preme di stabilire è che su questa summa impressionante, frutto di un sincretismo che definire geniale è quasi riduttivo, si è subito edificata la Modernità. Pare indubbio, in effetti, che l’Evo Moderno abbia trovato inizio proprio quando sulla scena della Storia ha fatto la sua comparsa clamorosa nientemeno che la Divina Commedia. L’efficacia dell’opera dantesca è stata praticamente immediata e la sua diffusione fissa il momento esatto in cui si chiudono le porte del medioevo e si spalancano quelle della Modernità. In altre parole, con la Commedia pubblicata – esattamente 700 anni fa – il mondo non fu più lo stesso. Non è quindi il 1492, anno della scoperta delle Americhe, a segnare la nuova epoca: si tratta solo di una data convenzionale, in verità assai tarda. La datazione va antergata al 1300, la data ideale dell’uscita del Dante-personaggio dalla selva oscura. Non è un caso che, ai primi del Cinquecento, Raffaello Sanzio inserisca nei celeberrimi affreschi della Stanza della Segnatura «tanto così detto “medioevo” […] in tanto Rinascimento» (Aldo Agazzi) ponendo l’Alighieri in una posizione assolutamente centrale: i Rinascimentali (pure lo stesso Michelangelo), ma ancor prima di loro tutti gli Umanisti (Boccaccio, lo stesso Petrarca che scrive I Trionfi in terzine dantesche, ma pure tutti i neoplatonici dei circoli fiorentino e urbinate) riconoscono in Dante il loro unico punto di riferimento costante.

Un’ultima cosa, se avete pazienza. Giusto a proposito della datazione dell’uscita dalla selva oscura, sappiamo che il poema è il racconto di un viaggio attraverso l’Aldilà che si svolge nell’arco di sette giorni, esattamente quanti furono quelli che, per tradizione biblica, sancirono la Creazione del Mondo e sappiamo pure che la Pasqua nel 1300, anno di ambientazione del poema, cadde al 10 di aprile. Ora, se facciamo uscire Dante dalla “selva oscura” – come si sente dire spesso – alla data del 25 marzo (inizio dell’anno nuovo in Firenze secondo il computo ab incarnazione Domini), la Pasqua, in quello che abbiamo detto essere il “Poema della Cristianità”, viene a mancare del tutto: dal 25 marzo al 10 di aprile, infatti, corrono ben più di 7 giorni. Se rivolgiamo, invece, le nostre attenzioni all’8 di aprile, Venerdì Santo – l’altra data proposta in tutti i commenti in circolazione – la Pasqua la si festeggia sì, ma in Inferno, il che, in verità, è addirittura peggio.

Allora, siccome il punto d’Ariete, cioè l’equinozio di primavera, è bene indicato da Dante già nel proemio, il punto cruciale per la determinazione della Pasqua non può che essere l’annuncio del plenilunio che Dante fa, puntualmente, in Inf., XX, 127: «e già iernotte fu la Luna tonda». Si dà il caso, però, che il fenomeno astronomico in quel mese di aprile del 1300 cadde con precisione al giorno 5, ma dal 5 al 10 corrono 6 giorni, non 7. Quest’ultima impasse si risolve brillantemente analizzando con attenzione il termine «tondo» alla voce in Enciclopedia Dantesca, che in Dante vuol dire sempre e soltanto “approssimativamente circolare”, non “circolare” o “sferico”; tondo, per intenderci, è un arancio, non una biglia, non una sfera, e dunque tondi non sono né il Sole né la Luna quando la vediamo piena. Ciò significa che il plenilunio era ormai prossimo, ma non si era ancora verificato al momento dell’uscita di Dante dalla «selva oscura», la quale fuga avvenne dunque il giorno prima, il 4, di modo che al settimo giorno, il 10, SS. Pasqua, con la visio Dei posta al termine del poema, si ha il Trionfo dell’Uomo nel giorno dell’anniversario del Trionfo di Dio, e allora tutto torna. In pratica, la conclusione della Divina Commedia vede le campane della Pasqua di tutto il mondo prodursi a mezzogiorno nel più maestoso dei saluti a Dante, il Campione dellUmanità, colui che con la sola forza della Poesia ha compiuto il viaggio più grande della Storia.

Che il Veltro sia sempre con noi.

Viaggio a Castiglione Fiorentino

Adriana Angellieri

Amo viaggiare, ma quando vivi la tua vita , ti fai trascinare dagli eventi e anestetizzare dalla routine, e allora progetto un viaggio e poi rimando. Sembra che nella vita di tutti i giorni sia impossibile prendere un attimo per pensare o anche solo dire, basta mi devo fermare e staccarmi da tutto. Viaggiare mi dà questa possibilità.

Soprattutto nei lunghi viaggi in treno o in bus, mi siedo, osservo fuori dal finestrino e mi ritrovo improvvisamente senza nulla da fare. Penso inizialmente che mi annoierò, ma poi un groviglio di pensieri si scioglie e inizio a godermi il lento scorrere del tempo.

Ho accettato l’invito di una cara amica, Paola, e sono partita alla volta di Castiglione dei Pepoli, un borgo adagiato alle falde del monte Gatta nell’appennino bolognese, ai confini con la Toscana. Dopo un volo per Bologna, prendo il treno per San Benedetto val di Sambro, alla stazione devo aspettare un bus che mi porti a Castiglione . Il COVID non permette che nelle piccole stazioni ci siano aperti bar ne’ sale d’aspetto, un inizio poco piacevole, c’è freddo; pazientemente aspetto, arriva il pulman, non ho il biglietto ne’ l’autista lo può fare, salgo lo stesso e per la prima volta nella mia vita, viaggio gratis.

Finalmente arrivo nella piccola piazza, centro vitale del paese, li trovo l’appartamento al terzo piano, senza ascensore, ma la fatica viene compensata dalla vista; dal balcone si domina la piazza con i quattro bar nei quattro canti, la torre dell’orologio, la torretta, ultimo baluardo difensivo della strategia dei nobili feudali , il palazzo del comune, oltre le case le verdi colline che circondano la valle e di fronte la sede del giornale locale”La Voce” diretto da Andrea Donati che in seguito avrò l’onore di conoscere. Persona piena di iniziative e di entusiasmo.

Paola, amante della socialità, organizzatrice di eventi, di incontri progetta visite : vedere i cavalli arabi, il lago Brasimone ma non avendo un mezzo di trasporto rimangono progetti , al lago però riusciremo ad andare e trascorrere una piacevole gita accompagnati da Daniel, una persona gentilissima e particolare. Un olandese capelli lunghi, biondi, abbigliamento casual, grande bevitore di birra, vegetariano, solitario.

Boschi di faggi e di castagni, colline verdi circondano il paese

Paola ha organizzato un convegno il cui titolo era solitudine e tenerezza, dovevano esserci numerosi partecipanti ma alla fine ci siamo ritrovati un gruppo di amici,ognuno ha dato il suo valido contributo. Il prof. Mingarelli ci ha intrattenuto con l’elogio della mela rosa romana, presente nell’appennino bolognese e gli studi che sta facendo sulle sue qualità e le sue origini,occasione per una breve lezione di storia Per finire ha recitato egregiamente un canto della Divina Commedia. Andrea Donati, Vincenzo Speghini, farmacista in San Benedetto, profondo conoscitore di piante aromatiche e delle loro qualità,infatti ha creato un’industria cosmetica. Ognuno ha narrato la sua storia e le sue esperienze, persone che non potrò dimenticare.

Ho incontrato anche una poetessa e scrittrice boliviana, Ruth Cardenas Vettori, ci siamo incontrate alla fermata del bus, e insieme abbiamo percorso un viaggio di 2 ore. Abbastanza per poterla conoscere e apprezzare. Paola me l’aveva descritta e l’ho subito riconosciuta, una esile figura, una bella donna con un grande cappello, sotto il quale sbucava una lunghissima coda di capelli nerissimi. Mi ha parlato del suo paese, della sua difficile infanzia di bambina rifiutata perchè nata fuori dal matrimonio,della caparbietà e determinazione con cui è riuscita a superare tutti gli ostacoli, lavorando e studiando, dell’incontro col marito, con semplicità, incantandomi con la sua voce dolcissima e mi è rimasta impressa una frase dettale dalla sua levatrice quando era una ragazzina e che dice di ripetere in ogni occasione: “Devi imparare a perdere senza perderti”.

Il mio viaggio è continuato alla Pieve del Picchio, un agriturismo immerso nel verde delle colline, lungo il percorso della Via degli dei, che molti percorrono. Luogo sereno e accogliente che la gentilezza e la simpatia dei gestori Vincenzo e Monia , persone fantastiche, rende ancora più piacevole. Trascorriamo due giorni godendo della tranquillità e dell’ottima colazione con le torte preparate da Monia, vere specialità.

Il mio viaggio, prima della partenza, si conclude a Firenze con la visita a un luogo incantato e unico, in un antico palazzo rinascimentale si trova “AquaFlor”,laboratorio artigianale di profumi fatti a mano e confezionati ad uno ad uno dai maestri profumieri. Le sale del palazzo, tra candele profumate, saponi, fragranze e i pezzi di antiquariato che arredano gli ambienti, creano un intreccio di suggestioni incredibili e ti trasportano in un mondo magico sospeso tra passato e presente luogo da cui non vorresti allontanarti e speri di ritornare. Un’esperienza che fin dai primi passi , nelle mattonelle di cotto, sotto gli ariosi soffitti a botte, ti fa sentire accolto in un universo speciale, dove ogni stanza, ogni oggetto, ogni minimo dettaglio parla di una memoria misteriosa giunta fino a noi.

Larmes d’or

Giulia Magistro

Erroneamente molti hanno attribuito a Gustav Klimt questo dipinto, in realtà è della pittrice contemporanea Anne Marie Zilberman, per via dell’uso dell’oro di Bisanzio molto utilizzato dall’artista viennese.

In realtà le tecniche utilizzate sono molto diverse.

Chi è la donna dipinta? Un indizio è data dalla lacrima d’orata. E’ Freya, la più potente dea dell’Aesir. In molti casi una figura contraddittoria, essendo lei la dea della fertilità, dell’amore, del desiderio, ma anche delle arti magiche, divinatorie, della guerra e della morte.

La dea eta la moglie di Odur, che spesso la lasciava per partire, e la consorte ogni volta che si allontanava il suo amore piangesse lacrime d’oro che tingevano l’alba di colori.

Anne Marie Zilberman, quindi, ritrae la divinità mentre si abbandona a questo pianto dorato

Grazie a una sbagliata attribuzione, l’opera dell’artista francese ha potuto conoscere la popolarità che meritava, giungendo persino a ispirare una poesia scritta da Annalisa La Porta, intitolata proprio Larmes d’or:

Dormi, anima mia, dormi

Piangi dolcemente sul tuo incantesimo,

Il tuo triste incantesimo malinconico

di un angelo caduto,

con una strana fronte febbrile,

infelice.

Piangi, angelo mio, piangi

Lascia scorrere le tue lacrime d’oro

come la pioggia autunnale

quei languori amari e amari monotoni.

Le tue ali sono tagliate, la tua piuma inutile:

piangi così, sei così solo.

Il silenzio ti accompagna,

accolto, raccolto: accettare sconfitte,

anche loro danno un prezzo alla vita.

Lo scrittore, filosofo e dantista Vittorio Vettori (1920-2004) già fondatore della Lectura Dantis Internazionale e autore di una sterminata biblioteca, nonché Ambasciatore del Magistero Dantesco nel mondo, inseguì per la sua intera vita il cammino di Dante, rinnovando ad ogni suo genetliaco, la propria identità letterario- esistenziale di cittadino militante della Vita Nuova; come possiamo leggere in questa illuminante poesia scritta per il suo 48mo compleanno, tratta dal libro “Terradiluna” (1970) e gentilmente concessa dalla moglie, la scrittrice poetessa Ruth Cárdenas Vettori.

COMPLEANNO

Vittorio Vettori

Si parlava di Dante per le via assolate

salendo verso la cima, deve più s’addensa l’antica storia cittadina

e d’onde più

largamente spazia la veduta.

“Vapori accesi non vid’io si tosto
di prima notte mai fender sereno
né sol calando nuvole d’agosto”. Rileggo Dante festeggiando i miei quarantott’anni, e intanto in un baleno li vedo anch’essi corsi come accesi vapori nella notte e come vaghe

sole calando nuvole d’agosto. Rileggo Dante: e il senso della vita che mi spinge ritrovo in quel ‘si tosto‘ come in quel lampo vivido di sole colorante di sé l’estiva sera
e in quelle nubi, naviganti in cielo sorelle nubi, nuvole d’agosto,
sole calando, conservate un’eco
del mio passaggio che alla notte vola. Ardori e fughe da voi appresi: e resto a voi, fino al mio esito, fedele.

Una levata di cappello involontaria

Rise Emilio, perché nella funesta

casa dei folli un dì con esso entrando,

confuso allo spettacol miserando,

scoprii la testa.

Oh! s’ei dovesse a chi non ha cervello

passar dinanzi dei villani al modo,

tener potrebbe in capo con un chiodo

fisso il cappello.

Onorar la sventura è mio costume,

e senza farisaica vernice

nei casi meditar dell’infelice

la man di un nume.

Accanto a illustre mentecatto, avvezzo

al salutar d’un popolo di schiavi,

accanto ai pazzi che la fan da savi

passo e disprezzo.

Pianta delicata – Paola Capitani

Ho bisogno di acqua, giusta

Di luce, moderata

Di serenita’, in abbondanza

Di calore umano e spontaneo

Di affetto tenero

Di premure e attenzioni

Ma tremo per l”arida indifferenza e la sopraffazione.

Khalil Gibran

Se ami una persona, lasciala andare, perché se ritorna, è sempre stata tua. E se non ritorna, non lo è mai stata

Lara Swan

Una delle cose piu belle è una persona che sappia ascoltare le tue parole, interpretare i tuoi silenzi e amarti per quello che sei

Nessuno(quasi)oggi ascolta .

Tutti urlano il proprio dolore per mancanza d’ amore? O per non amare?

J. Brel

Vi auguro sogni a non finire e la voglia furiosa di realizzarne alcuni.

Vi auguro di amare ciò che si deve amare e di dimenticare ciò che si deve dimenticare.

Vi auguro passioni, vi auguro silenzi.

vi auguro il canto degli uccelli al risveglio e le risate dei bambini.

Vi auguro di rispettare le differenze degli altri, perché il merito e il valore di ognuno spesso è nascosto.

Vi auguro di resistere alla stagnazione, all’indifferenza, alle virtù negative della nostra epoca.

Vi auguro, infine, di non rinunciare mai alla ricerca, all’avventura, alla vita, all’amore, perché la vita è una magnifica avventura e nessuno dovrebbe rinunciarvi, senza combattere una dura battaglia.

Vi auguro soprattutto di essere voi stessi, fieri di esserlo e felici, perché la felicità è il nostro vero destino.

Carl Gustav Jung

Pensare è molto difficile.

Per questo la maggior parte

della gente giudica.

La riflessione richiede tempo,

perciò chi riflette già per questo

non ha modo di esprimere continuamente giudizi.

Gandhi

Mantieni i tuoi pensieri positivi,

perché i tuoi pensieri diventano

parole. Mantieni le tue parole

positive, perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti.

Mantieni i tuoi comportamenti

positivi, perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini.

Mantieni le tue abitudini positive,

perché le tue abitudini diventano i tuoi valori.

Mantieni i tuoi valori

positivi, perché i tuoi valori diventano il tuo destino”

Anonimo

Ho sempre pensato

che le belle persone

non siano ne’ facili, ne’ scontate.

Le belle persone non sono

nemmeno per tutti,

perché non si fanno

attraversare da tutti

e nemmeno tutti

sono in grado di farlo.

Le immagino come una rosa.

Non le puoi raggiungere

sentendo solo il profumo

o ammirandone i colori.

Non le conosceresti mai a fondo.

Le belle persone hanno spesso

passati ingombranti,

la pelle graffiata.

Per arrivare al cuore

devi passare dalle spine.

Patrizia Valduga

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…

comprimi discioglimi tormentami…

infiammami programmami rinnovami.

Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.

Poi fondimi e confondimi… spaventami…

nuocimi, perdimi e trovami, giovami.

Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.

Domami, sgmominami poi sgomentami…

dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.

Addormentami e ancora entra… riprovami.

Incoronami. Eternami. Inargentami.

Link utili dei Giullari di GIUGNO

Chioggia – Domus Clugiae info@domuscluguae.it

Firenze – hotel firenze. Firenzealbergo@tiscali.it

Milano Clubhotel booking@clubhotelmilano.com

Padova – Hotel Eden info@hoteledenpadova.it

Palermo – Hotel Joli – info@hoteljoli.com

Perugia – Hotel Europa info@hoteleuropapg.com

Tuscania – Casa per Ferie convento San Francesco – c.ferie@tin.it

Ustica (PA) casa per vacanze – info@hotelclelia.it

Venezia foresteria Valdese http://ww2.bibliotecaitaliana.it/xtf/view?docId=bibit000226/bibit000226.xml&chunk.id=d3526e5320&toc.depth=100&toc.id=&brand=newlook

Scarica PDF

Quaderno 5. 2021

In evidenza

Quaderni dei Giullari – Quaderno n. 5 – maggio 2021
https://giullari.wordpress.com

Introduzione a cura di Giulia Magistro

Il numero di maggio dei Quaderni dei Giullari è dedicato alla Calabria, e ai viaggi stimolanti e divertente. Oggi inizio la mia collaborazione con I Giullari, felice di poter collaborare con tante persone stimolanti e colte. Speri di poter condividere con voi tutti le mie esperienze, certa d riuscire a trovare un ambiente prolifico per generare pensieri leggeri.

Istituto degl’Innocenti

Da sei secoli il luogo dei fanciulli

Alessandra Maggi

Presidente dell’Istituto degli Innocenti 2000-2016

Il primo Giugno 1419 , l’Arte della Seta, una delle più potenti corporazioni di mestiere, fiorentine, detta anche di PorSanta Maria, acquistò da Rinaldo degli Albini per il valore di 1700 fiorini “un giardino murato”confinante con la Piazza dei Servi, oggi dell’Annunziata, per dare inizio alla costruzione di un Ospedale per i bambini abbonati.Erano trascorsi nove annida quando il ricco mercante preteso Francesco Datini aveva disposto un lascito di 100 fiorini per la fondazione a Firenze, città dove aveva a lungo abitato, di un ospedale per trovatelli.

Con un contratto del 1419, ancora conservato nell’archivio storicodell’Ente, l’Arte della Seta affidò la costruzione a Filippo Brunelleschi.

Il disegno dell’Ospedale degl’Indolenti per Brunelleschi l’occasione per fissare i principi della nuova architettura occidentale: e qui infatti che si apre la prima stagione rinascimentale e si segna un punto di non ritorno nei confronti del passato rappresentato dalle nostalgiche soluzioni tarde trecentesche.

 E’ significativo che tutto questo avvenga proprio con uno spazio pensato e realizzato per i bambini. L’eccezionalità dell’idea brunelleschiana va ricercata , oltre che per l’infanzia in difficoltà, anche nelle grandi dimensioni dove, in maniera del tutto innovativa lo spazio riservato all’accoglienza dei trovatelli si dilata al pari di quello della chiesa inserita nel complesso dell’ospedale.

Molti grandi artisti , come Domenico del Ghirlandaio, Luca ed Andrea della Robbia, Piero di Cosimo lavorarono nell’istituzione e contribuirono ad accrescerne il prestigio ed il patrimonio monumentale. 

L’Ospedale è rimasto fedele alle sue origini , fra le attività rimane infatti prioritaria quella dell’ospitalità ai bambini in condizioni di disagio. In un certo senso il ruolo dell’Ospedale nella vita fiorentina fino ad oggi ha un’analogia con quello svolto dal grande porticato del  Brunelleschi, che, oltre ad annunciare la presenza dell’Ospedale sulla scena urbana, ha esercitato una tale influenza, attraverso i secoli, da condizionare la completa  riorganizzazione dello spazio antistante la piazza che è ancora oggi, nel frenetico mondo dei nostri tempi la più armoniosa nel centro storico di Firenze. La storia dello Spedale degl’Innocenti, una delle più antiche istituzioni laiche , dedicate  all’assistenza dell’infanzia abbandonata, inizia il 5 febbraio 1445, la prima fanciulla  femmina battezzata Agata Smeralda , venne deposta nella “pila” che costituiva il passaggio dell’accoglienza nella nuova istituzione rinascimentale. Per secoli i bambini abbandonati prima nella pila , poi introdotti attraverso la finestrella  ferrata e nel 1875 con la fine dell’abbandono anonimo attraverso l’ufficio di  accoglienza sono stati accolti, curati , protetti e spesso affidati a famiglie o messi a balia sperimentando già in tempi passati quella che oggi chiameremo una “rete” di  appoggio allo sviluppo dell’infanzia.

Dal Rinascimento a oggi circa 500 mila fanciulli hanno trovato accoglienza agliInnocenti dove, nel corso del 1600 si cominciò ad offrire assistenza anche alle madri nubili. Con la crescita dell’attenzione verso la salute dei bambini, sotto la dinastia Lorenese l’Ospedale divenne il luogo di studio per la medicina, l’ostetricia e la cura dell’infanzia. Nel 1756 il Dott. Giovanni Tozzetti vi sperimentò il vaccino antivaioloso e dal 1834 al 1923 ebbe sede agli Innocenti l’Istituto vaccinogeno. 

Lo Spedale segnò una svolta nel modo di assistere l’infanzia,i bambini abbandonati non dovevano solo essere nutriti ed accuditi ma anche educati ed integrati nella società con il sostegno di una città che, oltre i doveri di carità cristiana , si faceva carico dei suoi cittadini più sfortunati e offriva loro un luogo “bello” all’altezza della civiltà dell’epoca. Ed è questo il tratto distintivo dell’antica istituzione : lavorare per dare un futuro dignitoso a chi, senza colpa, si trovava ad essere in “fuori gioco” appena venuto al mondo.

Sei secoli sono passati ma la missione attuale dell’Istituto degl’Innocenti è sempre coerente con gli scopi iniziali, promuovere e tutelare i diritti dei cittadini minorenni e lavorare perché cresca e si consolidi una cultura dell’infanzia.

L’Istituto degl’Innocenti rappresenta un segno indelebile nel panorama artistico, ma anche un segno di orizzonte di senso di quanti sono passati per quel luogo, così come il segno  identificativo ( la metà di una moneta, di una medaglia di un gioiello….) che le mamme fissavano alle fasce dei propri bambini prima di affidarli all’istituzione, nella speranza un giorno di poterli riprendere.

Oggi l’Istituto è un’istituzione pubblica con funzioni sociali, educative e culturali.

La sua sede è frequentata ogni giorno da centinaia di bambini, operatori, esperti della condizione dell’infanzia e dal vasto pubblico del Museo, delle esposizioni temporanee e dei  convegni. Responsabilità , accoglienza e cultura sono i valori che hanno caratterizzato la sua storia e che sono ancora alla base dei principali fini statutari che è possibile riassumere in tre  ambiti: studio, promozione della cultura dell’infanzia e formazione attraverso ricerche, monitoraggio delle politiche, documentazione, informazione su temi riguardanti ’infanzia, l’adolescenza, la famiglia la maternità e la condizione della donna.

Formazione e l’aggiornamento professionale di chi lavora con bambini, ragazzi e famiglie in ambito educativo, formativo, psicosociale, sanitario, giuridico. L’Istituto gestisce dalla loro costituzione le attività di documentazione e monitoraggio del Centro Regionale e Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e  adolescenza oltre a collaborare con molte istituzioni pubbliche e private.

Dal 1986 l’Istituto ospita la sede di “Innocenti Research Centre” Centro Internazionale di studi Unicef e assieme a questo ha dato vita alla Biblioteca Innocenti specializzata in diritti dei bambini.

Tutte le foto fanno parte dell’archivio fotografico dell’ “Istituto degli Innocenti”.

“Amare  la lettura attraverso un gesto d’amore:un adulto che legge una storia”

Questo è il cuore di Nati per Leggere .

Maria Rita Boccanera

Nati per Leggere ha i suoi natali in Umbria , ad Assisi, durante il Congresso nazionale dell’ACP 

Associazione Culturale Pediatri nel mese di novembre 1999 . In quell’occasione il Prof. Giancarlo Basini, già presidente nazionale dell’ACP, e Igino Poggiali, presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Biblioteche, presentarono,per la prima volta in Italia, il progetto appena nato il cui obiettivo è stato , ed è tuttora quello  di promuovere la lettura nell’ambito delle cure della prima infanzia.

I bambini, infatti, devono essere protetti non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dall’insuccesso attraverso lo sviluppo dell’affettività e della conoscenza. 

Primo interlocutore per la divulgazione della pratica di lettura è la famiglia, raccontare o leggere un racconto a un bambino/a  è un momento magico di comunicazione in cui l’adulto diventa mediatore tra  lui/lei e il libro. Questa attività consente al piccolo/a di appropriarsi lentamente della lingua materna  delle sue parole, della sua forma, di costruire le proprie strutture mentali per  capire i rapporti tra lui/lei e gli altri, tra lui/lei e le cose, di acquisire i concetti di spazio e tempo.

L’ascolto di una voce familiare che legge, offre al bambino/a il piacere della lettura,gli/le trasmette emozioni, crea momenti di attesa per qualcosa  di straordinario che sta per accadere. Il bambino/a che ascolta, che legge con le orecchie prima che con gli occhi, impara a riflettere sul significato dei suoni, a giocare con le parole, a desiderare lui/lei stesso/a di imparare a leggere. 

In una società,in continua evoluzione,  è fondamentale, quindi,saper leggere  poiché questo , è uno  degli strumenti in grado di  favorire lo sviluppo economico di una nazione. Come indagini internazionali hanno dimostrato, stretta è la relazione tra il livello di literacy e la crescita economica di un paese misurata in termini di prodotto Interno Lordo (PIL). La possibilità, infatti,di capire e di utilizzare ciò che si è letto, permette di avere validi dati comparabili rispetto al livello di scolarizzazione dei vari paesi in base alla qualità dei sistemi educativi nazionali.

NPL  Ha compiuto 20 anni nel corso di questo ventennio,sono stati raccolti dati e informazioni con l’obiettivo di censire i progetti locali e fornire un’immagine dell’attuazione del programma nei vari contesti regionali e professionali utilizzando strumenti sia quantitativi che qualitativi relativamente alle tipologie delle attività svolte. Con  soddisfazione possiamo constatare che NPL è ormai  un valore e un investimento per i suoi luoghi e le persone che lavorano al suo sviluppo: pediatri, bibliotecari, volontari, insegnanti, operatori in ambito culturale e sanitario. Dal 2000 al 2019 il numero delle famiglie in cui si legge, in età prescolare, almeno 4 volte alla settimana è passata da 16,4 al 38,9 per cento e le famiglie che dichiarano di non leggere mai o raramente ai propri bambini si sono ridotte dal 46 all’11% . 

Numerosi ,nel corso di questi anni, sono stati i premi e i riconoscimenti nazionali e internazionali attribuiti a NPL , ultima data è quella del 2019 in cui il progetto viene menzionato nell’ambito di buone pratiche efficaci per l’Early Child Development in un convegno organizzato dall’OMS con la partecipazione dell’Unicef, della Banca Mondiale , di molte altre realtà accademiche e agenzie internazionali.

 Relativamente ai riconoscimenti  per  il 2020, l’Umbria ,è risultata vincitrice del progetto “Comunità per la lettura 0-6” del bando “Leggimi 0-6“del Centro per il libro e la lettura (Cepell).

 In continuità con quanto già avviato negli anni passati obiettivo del progetto  è quello di promuovere  le azioni  già in esso  definite attraverso la rete bibliotecaria e museale umbra,di favorire il processo di sottoscrizione dei patti locali per la lettura”nelle comunità per la lettura 0-6, di favorire l’integrazione tra i servizi regionali coinvolti dei diversi settori(cultura, salute, istruzione, sociale).NPL  dunque, è un valore e un investimento per i territori,per i suoi luoghi, e le sue persone, una fonte inesauribile  di stimoli per dare ai tutti bambini/e  eque opportunità per una  loro crescita , affettiva, cognitiva , relazionale, un programma   per conoscersi e riconoscersi, per tutti e di tutti.

Recensione Fallo Pitionico

Libri dalla Calabria

Giusy Mattace

“Faillo il Pitionico”, di Gianluca Facente, è un libro coinvolgente nel quale sono narrate, con dinamicità e passione, le gesta memorabili di un eroe e militare ellenico obliato dai libri di testo: l’omonimo Faillo. Egli è un crotoniate, che pur vivendo lontano dalla sua Kroton non l’ha mai dimenticata. A lui dobbiamo tre vittorie nei giochi pitici, una nella corsa dello stadio, ma soprattutto la tenacia, il patriottismo, la nobiltà d’animo e il coraggio che solo gli eroi greci possedettero. La sua figura incarna a pieno il concetto di “καλός κἀγαθός” (in possesso di tutte le virtù) che per secoli ha caratterizzato la società da cui proveniamo, gli ellenici. “Ma se la Causa chiama in sua difesa, io esco dalla pietra e ricombatto”: questa è la frase che potrebbe riassumere l’intero messaggio del romanzo; Faillo, infatti, asservisce  ai suoi doveri da militante senza tracotanza alcuna e combatte con fierezza ed orgoglio, scontrandosi addirittura contro la tirannide persiana. La vicenda protagonista risale al 480 a.C., quando questa potenza persiana sottomette e invade la Grecia, la quale dieci anni prima le aveva inflitto una sconfitta. Presso le Termopili i greci vennero massacrati e i territori vennero occupati. Atene venne rasa al suolo e l’obbiettivo prossimo era il Peloponneso insieme a tutto l’Occidente. Le truppe avversarie erano troppo forti, ai greci servivano rinforzi e solo una nave giunse…

Questo libro è l’occasione giusta per onorare questo eroe ignoto che merita di essere stimato per quanto ha compiuto.  Si tratta di mitologia romanzata che attraverso un linguaggio semplice ma impeccabile coinvolge il lettore sin dalle prime pagine  con la stessa “Curiositas” che spinge il ragazzo liceale a scoprire le gesta di Faillo il Pitionico. 

Un dolce cucchiaino di storia dalla Calabria

Piera Valerio

Non tutti sanno che le terre che corrispondono all’odierna Calabria erano un tempo conosciute col nome di Italia per via degli Itali, una delle antiche popolazioni guidate dal sovrano Italo – personaggio dai contorni mitologici – che l’abitavano. Erano stanziati principalmente nelle zone di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro. Altre popolazioni locali erano gli Ausoni, i Morgeti, i Bruzi e i Vituli, i quali, come indica il nome (vitulus = vitello) adoravano tori e vitelli e occupavano l’estrema punta dello stivale, il sud dell’attuale provincia di Catanzaro. La Calabria fu centro di fiorenti civiltà e terra d’immigrazione, cosa che si ritrova nella cucina, che vede molte ricette d’ispirazione greca e latina, ma anche araba, normanna, spagnola o francese.
Nella nostra amata terra si preparano diversi dolci con i prodotti del territorio, come cedro, bergamotto, liquirizia, fichi, castagne, noci, nocciole, miele. Tra tutti questi, semplici ma ottimi i fichi, li amo per diverse ragioni. Mi permettono di preparare diverse ricette in modo facile e veloce, si possono servire come antipasto con un ottimo prosciutto crudo oppure, con più pazienza e tempo, si possono deliziose confetture dall’aroma fresco e particolare. I fichi sono il simbolo felice delle mia infanzia in Calabria. Mio padre ha un terreno con diversi alberi di fichi. In piena stagione, ogni giorno arriva a casa con cestini pieni di questo frutto delizioso e mia madre ama regalarli ad amici e conoscenti, e proprio lei, mia madre, mi ha insegnato a trasformare questo meraviglioso frutto in un nettare speciale meraviglioso per crostate, per Una merenda veloce sul pane… o fantastico per accompagnare tome di formaggio di media stagionatura, signori la mia ricetta: la confettura di fichi senza zucchero, primo perché I fichi sono già dolci e secondo perché così non ci sentiremo in colpa di fronte alla
Bilancia.

Ricetta per 2 chili e mezzo di fichi:

Lavare i fichi e tagliarli in 4, metterli in una pentola col fondo pesante insieme a 250ml di acqua (100ml per kg di frutta) il succo di limone e la mela non sbucciata tagliata a dadini (serve per la pectina contenuta nella buccia)

Cuocere a fuoco moderato per un’ora dal bollore, fare la prova del piattino (metterne un pò su un piattino inclinato: deve scivolare molto lentamente) e poi invasettare in barattoli precedentemente sterilizzati.

Io ho preferito frullare tutto con il minipimer per renderla più spalmabile, altrimenti si può lasciare “a pezzettoni”.

Capovolgere i barattoli bollenti per creare il vuoto, etichettare e…regalare la marmellata di fichi ai fortunatissimi amici e parenti.

Poesie di Maggio

Giullari

De Micheli Vitturi

Le membra qua, la testa là, il cuore altrove

mai domi nel lor peregrinare

in cerca di qualche focolare

chissà se, chissà quando, chissà dove

Antesignani dello sharing fai da te

condividono passaggi, desco e mura

ogni giorno, ogni incontro, è un’avventura

nello scoprire chi e cosa è “altro da sé”

Una parola, una metafora: il viaggio

ognuno ha il suo sol dell’avvenire

ma in ogni tappa mai manca l’ardire

di lasciare di sé lieto omaggio:

una lettura, una canzone, un’amicizia

apericena con qualche peperlizia

alti discorsi alternati al faceto

c’è chi a Dante metterebbe un amuleto

chi Galileo a far okkupazione

chi, ancora, con i fiori in infusione

cura malanni per ogni stagione

Son strani, son tanti ma son rari

con seri, son allegri, mai comari

son donne, son uomini, son pari

son di tutto e di più: sono Giullari.

Crotone in foto

Teresa De Paola

La Voce dei Giullari senza dimora

per 7Salute

Dario Mingarelli 

Ai poeti non manca mai un verso

Con il Festival del cuore(Rimini, 17 giugno 2017) alla Pescheria del 700, gentilmente concessa dall’amministrazione comunale di Rimini, gli obiettivi hanno preso un più vasto respiro, sostenuti da vari eventi sparsi sul territorio e dalla curiosità e generosità di chi vuol migliorare il quotidiano per vivere un benessere di anima e mente.

    A Nicola di Luni (La Spezia) alle spalle di Carrara, protetta dalle Alpi Apuane, occhieggia serena tra limoni e buganvillee e guarda Bocca di Magra ai suoi piedi, riparo a gatti in transito, in cerca di silenzio e cibo. Poche case, molta magia, silenzio e atmosfera in uno spaccato che fortunatamente i più non conoscono e nemmeno le orde di barbari con i selfie. Giovanna Somaini Farina, residente del borgo, offre occasioni di incontri e riflessioni, dal cioccolato alle fiabe, daitarocchialla coppia, dal ricamoai fiori,con appuntamenti fissi e ricorrenti come quello di Fiori e Piante, alla seconda replica. e quello del cioccolato, anche questo replicato a Nicola al Centro Cervia. Manifestazioni tese a valorizzare il territorio, patrocinate dal Comune di Ortonovo e dal FAI, delegazione di La Spezia, e supportate da volontari amanti dell’arte e della cultura, residenti a Nicola ma anche in altre città.

   A Cortona (AR), presso lo studio di Daniela Piegai, una delle prime animazionii dei Giullarinel 2014, con la scenografia dei quadri fantasiosi e rasserenanti di Daniela e le mura solide e storiche del palazzo che contiene reperti etruschi e romani.

   A Montescudo (Rimini) Antonella Severini, toscoromagnola ci ospita in una magica serata estiva dove ognuno presenta parte della propria fantasia e del proprio immaginario. Sotto un cielo stellato in un garbato alito marino poesie, canzoni, recite, barzellette, aneddoti si intrecciano per magia mentre ad un tavolo appartato scivolano misteri e pronostici alimentati da un lettore di tarocchi.

   Al British Institute a Firenze, di fronte all’imponente Palazzo Corsini, un gruppo di amici e colleghi si divertono con le raccomandazioni dietetiche e                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       naturopate di Annalisa Olivotti e le Regole del Bon Ton, condite da saporite torte preparate da volontari cuochi che presentano fieri i loro improvvisati elaborati. (Le Ricette dei Giullari e i Dolci di Nonna Pona. Tipografia Calducci).

    “La cultura ha radici profonde” frase sentita alla radio che invita ad aggiungere anche emozioni e resilienza, termine di origine marinara significa la forza e la determinazione del marinaio caduto in mare che riesce a risalire sulla nave. (Susanna Castellini di Rimini ce l’ha suggerita quando ancora, anni fa, non era di moda, ma lei l’aveva colta e segnalata).

    Dal convegno al carcere I due palazzidi Padova, “la cultura e l’arte aiutano i detenuti a non ricadere nella recidiva” il Progetto europeo Farorichiama i cittadini a proporre i termini di territorio e cultura per  progetti e programmici invitano a proseguire tra giocosità e impegno, solidarietà   

   La Casa Artistidi Andreina De Tomassi, alla diga del Furlo (Pesaro e Urbino), si incontrano attori, scrittori, pittori, artisti vari che organizzano e diffondo benessere e culturali. Su questa esperienza si potrebbero organizzare altre Case artistinelle diverse zone d’Italia, ricche di memoria e di storia che spesso restano abbandonate e dimenticate,

    Incontri e benessere tra le parole della Mandragola (recitata a Scarperia da Antonella e Paola nel settembre 2016, con Bruna che interpretava i tarocchi),seguono le Fiabe di Nonna Pona10 regole per vivere col partner, il Cioccolato (febbraio 2016, 2017).

   Altri incontri a Borgo San Lorenzo (FI), Firenze, Novafeltria (RM), Reggello (FI), Rimini, Viareggio (LU), Belluno, Licciana Nardi (SP). Lucca. dove si fa rete all’insegna della fantasia e della cultura fonte di nuove amicizie e intrecci culturali e non solo.  

    I Te con brio, da Gilda Bistrot, a Firenze, dal 2003 hanno intrattenuto amici e colleghi, Il Senso dei Sensinella magica sede di Aquaflor in Palazzo Antinori in Borgo Santa Croce a Firenze, dove Sileno Cheloni e Giuseppe Artese, con Livia Michi, offrono uno spaccato insolito di profumi e alchimie. 

   Magiche le serate a casa di Romola Bellandi con la vista su Firenze adagiata nella valle, gli incontri a Casa Caresa Reggello dove si respirano brani di empatia, gli incontri nel salotto di Tosca, Giullare storico, che ci ha lasciato alla fine del 2019 ma che resta con noi per sempre con il suo magico incantesimo, come Benito, Evi, Luigi, Uberto…

   Da giugno 2017 il Teatro in appartamento, con Roberto Venturi, autore di Le sirene con il mal di gola, e Arancia blues(Streetlib edizioni) e gli attori che con lui offrono una diversa lettura e una nuova modalità di intrecci culturali e non solo. Grazie alla ospitalità di amici fiorentini e riminesi, si creano atmosfere uniche per una meta comune di cultura e fantasia, benessere e empatia. Mutuando la frase da Giulio Niccoli allenatore di rugby giovanile, “se ci provi ci riesci” per sostenere, provare, per raggiungere la meta, sempre un obiettivo comune,

     La rete ha bisogno di collaborazione e comunicazione, tempo e comprensione, attenzione e serietà. Una ricetta semplice a portata di mano che aiuta a superare le ansie del quotidiano e crea rapporti amicali e professionali che supportano nei momenti di difficoltà.

   Grazie a Alberto Pestelli che pubblica articoli e contributi sulla rivista digitale www.italiauomoambiente.it,  alla Biblioteca delle Oblate di Firenze dove abbiamo presentato progetti, libri, interventi,  nella magia dello splendido complesso affacciato sul Duomo di Firenze, e parlato di emozioni di viaggio e non solo. Biblioteche Oggiwww.bibliotecheoggi.itdiffonde i programmi delle varie manifestazioni, a Villa Pecori Giraldie al Centro Incontridi Borgo San Lorenzo (FI) i Giullarihanno organizzato incontri su Pellegrino ArtusiMonsignor della CasaCagliostroPaolo Policon Enrico Spinelli de I Pupi di Stacnipote di Paolo Poli e figlio di Laura Poli, Stefano Gragnani e Giulio Casati della mitica compagnia di Paolo Poli.

  . Come dice il saggio filosofo indiano Gandhi  se vuoi che il mondo cambi inizia da te..

per recuperare rispetto e umanità e non abbassare la testa.

     Incontri a Sassoerminia a Novafeltria nella magia della valle del Marecchia e il Land Art al Furloa http://www.casartisti.it

     Progetti di coworking e sharing economy, cohousing, termini al centro della partecipazione e della collaborazione che fanno perno sulla rete ma con la ragione e il sentimento.  

    Grazie a tutti gli amici che con entusiasmo e collaborazione hanno capito il motivo e l’obiettivo della Rete dei Giullarie che da sempre ci aiutano e supportano in rappresentazioni e interpretazioni spontanee e fantasiose. Ad Alessandro Bacci che ci ha ospitato a Rimini presso la Libreria Mondadori. Incontri alla Biblioteca Gambalunga di Rimini e al Museo della città di Rimini.

    Altri termini da affrontare e conoscere meglio la mindfulnesse Albergo Diffuso dei quali esistono documentazioni e esperienze in vari territori e realtà italiane e non solo.

Sedi attive:a Borgo San Lorengo (Firenze), presso Paola Capitani, a Belluno al Ristorante la Nicchia, in pieno centro e con vista sul Piave, dove Sebastiano Saviane è non solo artefice di manicaretti e menu estrosi ma attento conoscitore di persone e di storie: con il progetto Arte Cultura ed Enogastronomia ACEda far vivere nei vari contesti italiani per i buongustai di arte e e cultural 

 a Rimini da Antonella Severini, e da Susanna Castellini, a Porto Kaleo, Isola di Capo Rizzuto (Crotone) da Adriana Angellieri, a Perugia con il supporto di Rita Boccanera, a Viterbo, grazie a Erilde Terenzoni, a Roma a Pia Mariani, a Cefalu un riferiimento lo studio del pittore Giuseppe Forte in via Mandralica, A Crotone il circolo letterario curato da Giulia Magistro che dall’estate 2021 prende le redini degli “Estri dei Giullari” che hanno bisogno di sole, mare e menti giovani.

Link utili:

https://todomodo.org

https://fiorivivi.com/2020/03/17/voliamo-insieme-amore-mio-la-storia-di-bella-e-marc-chagall/

https://www.lavocecastiglione.it/blog/?id=i4w62404

Quaderno 4. 2021

Citazione

Quaderni dei Giullari – Quaderno n. 4 – aprile 2021
https://giullari.wordpress.com

Scienza e poesia. A cura di Lucia Bertini

Il numero di aprile dei Quaderni dei Giullari è dedicato alla poesia, o meglio, alla “poesia scientifica” . Può esiste una correlazione tra poesia e scienza, quali poeti hanno espresso in versi tematiche scientifiche e proprie riflessioni sui misteri dell’universo? Per gioco e per divertimento ci siamo avventurati in questa ricerca.

Quaderno n. 4 scarica il PDF – scarica formato epub per ereader

Poesia e scienza. Pietro Antonio Bernabei

Poesia e scienza. Pietro Antonio Bernabei PDF (slides)
Poesie scientifiche. Pietro Antonio Bernabei file PDF, file epub

Aforismi su scienza e arte

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.” Blaise Pascal
“La scoperta più notevole fatta dagli scienziati è la scienza stessa. Questa scoperta deve essere paragonata all’importanza dell’invenzione della pittura e della scrittura nelle caverne, che consideriamo arti. Come queste prime creazioni umane, la scienza è un tentativo di controllare ciò che ci circonda entrando in esso e comprendendolo dall’interno. E come loro, la scienza ha sicuramente fatto un passo fondamentale nello sviluppo umano e non può essere invertita”. Jacob Bronowski
Two polar groups: at one pole we have the literary intellectuals, at the other scientists, and as the most representative, the physical scientists. Between the two a gulf of mutual incomprehension. C. P.” Snow, Le due culture e la rivoluzione scientifica.
È possibile che tutto possa essere descritto scientificamente, ma non avrebbe senso, sarebbe come se descrivessimo una sinfonia di Beethoven come una variazione nelle pressioni di onde” Albert Einstein
La scienza è troppo lenta“, scrive Arthur Rimbaud.

Seicento anni prima che Mr Plank e altri dopo di lui ci mostrassero che la materia è movimento di energia, un poeta esule e visionario d’amore, Dante, aveva detto che ” ‘l sole e l’altre stelle” sono mosse da amore“.

Opinioni a ruota libera

  • Antonietta. Purtroppo sono affogata nel lavoro ma dal mio preferito Lucrezio sino all’Algarotti c’è ampia materia e, se piacciono, i futuristi. Aspetto di leggervi. LB Bene Antonietta, faremo il possibile per non deluderti
  • Giorgio Zanasi. Gentile Lucia, la domanda argomento che poni è assai interessante. L’umiltà di affermare di non essere poeta né scienziata è ottimo trampolino di lancio. La ricerca in biblioteca è metodo razionale. Prevedo risultati consistenti. Mi tieni informato dei progressi? LB Grazie mille, ma la mia non è umiltà, ma banale dato di fatto. Sarei lieta di ricevere tuoi contributi. Ne hai voglia?
  • Lara Swan. Non avevo mai pensato al connubio “poesia e scienza” … riflettendoci su, penso che sarebbe stupendo se uno scienziato avesse anche una mente poetica, perché riuscirebbe a far comprendere la sua materia a una moltitudine di persone. Sarebbe un vero incanto se si “addolcisse” l’amaro e incomprensibile linguaggio scientifico. LB Lara vedrai che la cosa è possibile. I due mondi non sono così lontani. Lara Swan Angela : Vero… Il pensiero si incontra “oltre”… In fondo tante scoperte sono scaturite dall’Osservare la natura…e la natura è poesia 🙂
  • Giorgio Zanasi. Scienza e poesia nascono insieme. La bestia che diventa sapiens diventa scienziato e artista quindi poeta insieme. Le pietre scheggiate sono contemporanee dei primi graffiti. Il sogno è alla base sia della scienza che della poesia. Dante è poeta e scienziato. Ogni opera scientifica è preceduta da una fantasia. LB Grazie mille Giorgio
  • Franca. Concordo Giorgio e Lara. Il poeta come lo scienziato sono tali perché sanno andare nell”altrove”, “oltre”. Nel momento in cui danno vita alla loro “visione” essi sono l’uomo che vince limiti e deficienze della condizione umana. Anche l’uomo più umile, anche se non lo sa, può essere scienziato o poeta proprio in questa accezione più generale.
  • Daniela. Il vero scienziato è creativo perché coglie la poesia dell’esistenza
  • Riccardo Peroni. Molto interessante questa riflessione ed un campo da esplorare. Buona domenica a tutte ed a tutti e, spero, tutte e tutti con notifiche silenziate: questo è il modo di avere il massimo da gruppi intere e vulcanici come questo.
  • Verità e bellezza. Le ragioni dell’estetica nella scienza di Subrahmanyan Chandrasekhar edito da Garzanti, 1990. Consiglio di lettura segnalato da Mariarita

Scienza e poesia: qualche sito interessante

Poesia come terapia – Poetry Therapy Italia https://www.poetrytherapy.it/i-numeri-della-rivista/numero-001/un-ponte-tra-poesia-e-scienza-intervista-a-michelle-redman-maclaren
Poesia e scienza nel viaggio di Dante tra le stelle https://enriconegrotti.wordpress.com/2016/06/15/poesia-e-scienza-nel-viaggio-di-dante-tra-le-stelle/
Scienza e arte – Post-illa: arte e scienza, quale rapporto? https://lacittaimmaginaria.com/post-illa-arte-e-scienza-quale-rapporto/
Scienza e Arte: storia di una relazione possibile –https://ilbolive.unipd.it/it/news/scienza-arte-storia-relazione-possibile> unipd
Limerick Di Astronomia: Tra Scienza E Poesiahttps://www.tutto-scienze.org/2015/05/limerick-di-astronomia-tra-scienza-e.htmlAlcuni (…o forse molti) arricceranno il naso, pensando: “Ma che cosa si sta cercando? Cosa hanno in comune scienza e poesia?” – Più di quanto, in genere, si è portati a pensare: nell’immaginario comune, scienza e poesia sono, infatti, considerati ambiti lontani e del tutto diversi tra loro! Eppure la scienza e la poesia rispondono entrambe ad una esigenza dell’uomo: la sete di conoscere, di comprendere come sono fatte le cose del mondo che lo circonda, e infine lui stesso.
Scienziati e poeti hanno anche in comune l’intuizione! Molto spesso, lo scienziato intuisce un comportamento di un qualcosa che avviene o si manifesta, e successivamente lo verifica. Sicuramente il linguaggio scientifico differisce da quello poetico, ed entrambi sono diversi dal linguaggio comune. Entrambi si apprendono dopo lunga applicazione ed entrambi sono necessari per avere una visione differente e complementare delle cose
…”
Thuan Trinh Xuan. Una notte. Attraversare la notte con la poesia e la scienza di un grande astrofisico / Thuan Trinh Xuan ; Traduzione di Laura Serra. – Firenze : Ponte alle Grazie, 2020 ““Il cielo notturno da sempre suscita ammirazione ed è fonte di ispirazione per artisti, poeti, scrittori e amanti, ma rappresenta anche un’occasione incomparabile di conoscenza per gli astrofisici che, a loro volta incantati, trascorrono lunghe ore a osservare il cosmo per indagarne e svelarne i misteri. Anche Trinh Xuan Thuan approfitta di un cielo favorevolmente calmo e terso per trascorrere una notte a contemplare le galassie nane compatte blu nell’osservatorio di Mauna Kea, sull’isola di Hawaii. Intanto, avendo per compagni di viaggio l’arte e la letteratura, passa in rassegna le grandi domande che l’astronomia si è posta nel corso dei secoli e le risposte che finora si è data. Appaga la naturale curiosità del lettore conducendolo con passione, competenza e chiarezza in un’affascinante esplorazione della bellezza e dei segreti dell’universo. Che cosa sono le stelle, i pianeti, le galassie, gli ammassi di galassie? Come e da che cosa ha avuto origine l’universo? E qual è il suo destino? Qual è la soluzione di enigmi come quelli della materia oscura e dell’energia oscura? Dobbiamo pensare di essere soli nel cosmo o da qualche parte esistono altre forme di vita e di intelligenza? Passato, presente e futuro si incontrano e sovrappongono nell’osservazione dello spazio: riusciamo a vedere oggi quanto è già accaduto miliardi di anni fa e a immaginare cosa potrà succedere tra miliardi di anni. Basta contemplare l’oscurità celeste, con sete di sapere e umiltà, finché non sorge di nuovo il Sole.”
Un ponte tra scienza e poesia (Pagina facebook) https://www.facebook.com/unpontetrascienzaepoesia ” … per la costruzione di un “ponte” tra la sfera poetica (scienze dello spirito) e … troverà un testo incentrato sul tema del modello scientifico e della metafora poetica…”

Omaggio a Giacomo e a Mario

Giacomo Leopardi
ne La Ginestra,

… e quando miro,
Quegli ancor più senz’alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle
Che a noi paion qual nebbia, cui non l’uomo
E non la terra sol,ma tutte in uno,
Del numero infinito e della mole,
Con l’aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa;
(Giacomo Leopardi)

Mario Luzi
Terzo millennio

Terzo millennio, la tua porta è ancora chiusa
c’è una parola per passare il segno?
un motto di malleveria sovrana?
C’è, non sai chi lo pronunzia
e nemmeno chi lo giudica, ma c’è.
La mente umana greve e insoddisfatta
lo desidera, dura, contro di sé:
sfrondare di frivolezza e vanità lo scibile,
portare in salvo l’essenziale opera

di bellezza e conoscenza, alleggerire il carico
della presuntuosa fatuità…
Da questo purgatoriale rogo
uscirà l’uomo, spero, spoglio proteso
al meglio: al lavoro costruttivo,
alla pace, alla fraternità.
(Mario Luzi)

Supplemento al Quaderno n. 3. 2021

In evidenza

Indice
1. Alimentazione e salute di Adriana Angellieri
2. Galileo studente contestatore a Pisa di Alberto Righini

  1. Alimentazione e salute
    di Adriana Angellieri

Il corpo, la mente e l’anima sono un’unica unità. Tale unità non è solo la somma di tutte le particolarità. Se l’anima si ammala anche il corpo si ammala e viceversa. La malattia del corpo si ripercuote anche sulla psiche. Nella cura della psiche quindi vi è una componente somatica. La cura della psiche e del corpo sono parte integrante della prevenzione, una senza l’altra sono inutili.

L’uomo è ciò che mangia, ogni individuo ingerisce annualmente circa 350 chilogrammi di cibo solido e più o meno di liquidi, perciò è importante fare attenzione a ciò che si mangia e si beve.
Per un’efficace azione preventiva per il corpo, la mente, il sistema nervoso e la psiche è essenziale consumare quotidianamente un quantitativo minimo di 250 gr di frutta e verdura e uno massimo di 60 gr di grassi (preferibilmente di origine vegetale). Fate attenzione a non consumare in media più di 700 grammi di carne e salumi alla settimana. Per soddisfare la vostra gola, privilegiate la qualità alla quantità.

Secondo un detto popolare <> Come ho già detto, l’uomo è ciò che mangia Di conseguenza mangiare e bere possono essere sia di sollievo che di peso, e addirittura una tortura o una rovina. Chi guarda alla prevenzione con occhio attento si chiederà a questo punto cosa sia veramente <> o <>, visto che non passa giorno senza che si leggano bollettini allarmistici sui veri o presunti danni provocati da determinati alimenti.

Innanzitutto va detto che in commercio tutti gli alimenti contengono tracce di sostanze nocive quali nitrati, nitriti, mercurio, piombo, elementi radioattivi, fitofarmaci, vaccini animali e altre sostanze. I quantitativi presenti nei cibi sono infinitesimali. Si misurano in millesimi, milionesimi e miliardesimi di grammo per ogni chilo e non possono essere dannosi. Aggiungiamo anche cibi provenienti da altri paesi dove i controlli non sono eccellenti.

La salute e la forza del nostro sistema immunitario, e di conseguenza il nostro benessere dipendono in misura rilevante dall’apporto di vitamine e sali minerali che garantiamo al nostro organismo. Secondo gli studi più recenti queste sostanze sono addirittura in grado di svolgere un’azione preventiva nei confronti dell’infarto, dell’ictus cerebrale e del cancro.

Nessuno è sempre perfettamente sano. Già un semplice raffreddore, per non parlare di predisposizioni a malattie più serie o di affezioni croniche , il fabbisogno di vitamine e sali minerali aumenta notevolmente. Esistono, inoltre, età critiche: l’età della crescita, gli anni in cui ci si dedica alla carriera, l’età avanzata, la gravidanza, in questi periodi il fabbisogno di vitamine aumenta.

Sono poche le persone in età adulta che si nutrono correttamente: tutti mangiano carne, salumi, grassi e dolciumi in quantità eccessive e, per contro, poca frutta fresca e verdura cruda e cereali.
La conseguenza è una carenza di vitamine e minerali.

Da non dimenticare, infine, fattori negativi come la nicotina, l’alcol, il sovrappeso, la mancanza di movimento, lo stress familiare e lavorativo, lo scarso riposo.

La carenza di vitamine può avere svariate origini: l’insufficiente apporto tramite l’alimentazione, un’alterata assimilazione a livello gastrico, la distruzione delle stesse sostanze vitali a causa dell’effetto tossico di alcuni fattori (nicotina, alcol. Agenti inquinanti presenti nell’ambiente o , ancora, un accresciuto fabbisogno).

Ciascuna di queste cause a sua volta può essere dovuto a inappetenza, ma anche a una dieta inadeguata a base di alimenti conservati e poveri di vitamine o, anche un’alimentazione poco varia. Ma anche la diarrea, la stitichezza, le alterazioni della flora intestinale. Mille possono essere le cause.

E’ un vero prodigio il modo in cui le vitamine (A,B,C,D,ECC) e i minerali (calcio, sodio, ferro, magnesio, selenio, fluoro ecc)vengono distribuiti in tutto l’organismo, visto che sono presenti negli alimenti in quantità infinitesimali.

Ma come fare a garantirci un sufficiente apporto di queste sostanze vitali? Essenzialmente variando il più possibile il regime alimentare, prestare attenzione alla freschezza dei cibi, consumarli nel minore tempo possibile dopo l’acquisto, mangiare lentamente e masticare
bene, in modo che la saliva possa ammorbidire a sufficienza i cibi; evitando o riducendo il più possibile quegli alimenti.

Ricordiamo infine, che Vitamine e minerali contenuti nella frutta e nella verdura non sono gli stessi presenti nella carne e nel pesce, e ogni alimento li contiene in quantità differenti.
La loro quantità varia inoltre a seconda della stagione, della qualità del terreno o del foraggio dato agli animali, ,ma anche a seconda della freschezza e della lavorazione.

Sarebbe troppo lungo elencare le conseguenze per ogni singola vitamina o sale minerale, solo qualche suggerimento che probabilmente già conoscete:

Imparate ad avere un atteggiamento positivo nei confronti della vita (Tanto necessario in questo momento ) Quando si è tristi le difese dell’organismo si indeboliscono. Cercate gli amici, evitate le liti, i problemi , le agitazioni.

Evitate i medicinali forti, a meno che non siano prescritti dal medico. contro i disturbi di tutti i giorni è bene ricorrere ai rimedi naturali : la valeriana per dormire, l’infuso di biancospino per rafforzare il cuore dei non più giovani; oli estratti da piante officinali per curare il mal di testa o il raffreddore. Non ricorrete a diete drastiche, bevete alcolici con moderazione, bevete molta acqua almeno 2 litri al giorno. Respirate con forza, possibilmente attraverso il naso, e in profondità , sino all’addome. Dedicando ogni giorno almeno 18 20 respiri profondi al minuto.

Per finire qualche consiglio su qualche ottima tisana da consumare durante il giorno e prima di andare a letto.

TISANA LASSATIVA:
Rhamnus frangula. Corteccia. 40 gr

Infuso 5% Una tazza alla sera ed eventualmente un’ altra al mattino

TISANA LASSATIVA ANTISPASTICA:

       Frangula alnus      rhizoma     35 gr

       Mentha piperita     folia       20GR

       Matricaria chamomilla flores         20GR

       Melissa officinalis   folia       20 gr

Infuso 5% Una tazza 1-2 volte al giorno

TISANA IPNOINDUCENTE

         Valeriana officinalis         radix       20 gr

         Melissa officinalis       folia       30 gr

         Majorana hortensis      herba       30 gr

         Pimpinella anisum       fructus         20 gr

Infuso 4% Una tazza 3 volte al giorno

TISANA IPNOINDUCENTE POPOLARE

         Passiflora incarnata         flores       40 gr

         Papaver rhoeas      flores       20 gr

         Citrus aurantium var amara  flores       25 gr

         Humulus Lupulus         flores       15 gr

Infuso 4% Una tazza 3 volte al giorno

Il rapporto medio droga/acqua in una tisana è di circa 3-4 gr di droga ogni 100ml di acqua.

Sono generalmente impiegati da 20-30 a 50 gr di droga per la peparazione di un litro di tisana.

Le tisane sono preparazioni estemporanee acquose, ottenute per infusione o per decozione, contenenti i costituenti attivi di un insieme di droghe omogenee e dalle proprietà analoghe.
L’efficacia di una tisana dipende molto dalla modalità di preparazione, dal rispetto delle dosi e dal tempo di infusione o decozione.

L’infuso si prepara versando sulle droghe, l’acqua alla temperatura di ebollizione e lasciandole poi a contatto con l’acqua stessa per un tempo più o meno lungo, coperte, per non fare sfuggire i prodotti volatili. La FUI prescrive che dopo raffreddamento completo bisogna filtrare e aggiungere al filtrato l’acqua calda filtrata. L’infusione è ottima se ci sono principi attivi volatili.

Il decotto si ottiene facendo sobbollire in acqua a fuoco lento più droghe da cui si vogliono estrarre i principi attivi. La decozione si addice alle droghe compatte e lignificate o comunque coriacee. Es.legno di sandalo, di ippocastano, la liquirizia etc.

Molto c’è ancora da dire L’effetto della carenza di ogni singolo elemento, gli effetti dannosi dell’uso non corretto dei farmaci, l’incompatibilità tra farmaco e alimentazione.

Se interessa si può trattare poco per volta in base alle richieste se ci saranno.

2. Galileo studente contestatore a Pisa 

di Alberto Righini

Vincenzio Galilei (1520 – 1591) grande musicista, membro della Camerata dei Bardi e protetto da Giovanni de’ Bardi conte di Vernio, decise che il proprio figliolo Galileo non dovesse più seguire gli studi tecnici presso i bravi frati Vallombrosani di Firenze ma cimentarsi con gli studi di medicina presso l’Università del Granducato di Toscana a Pisa. Questa decisione era motivata dal desiderio di avere un famiglia un altro medico famoso come il Magister Galiaeus che quasi un paio di secoli prima era stato un medico molto noto in Firenze e che troviamo sepolto nella parte centrale della chiesa di Santa Croce. Inoltre un medico in famiglia sarebbe stata una vera assicurazione per la vecchiaia sia dal punto di vista economico che sanitario. 

Il giovane Galileo era bravo ma non riuscì ad entrare nel novero dei quaranta  toscani che quell’anno avrebbero potuto usufruire di vitto ed alloggio gratuiti per seguire i corsi dell’Ateneo (forse non erano bastate le raccomandazioni). 

Il padre quindi ripiegò, anche se a malincuore, sulla ospitalità a pagamento fornita dal un suo caro amico pisano; a malincuore perché nella stessa stessa casa si trovava una giovanetta, Bartolommea cugina lontana di Galileo e Vincenzio non vedeva di buon occhio la cosa.

Nell’anno 1581, il 5 settembre,  Galileo figlio di Vincenzio Galilei è iscritto nei ruoli dell’Università di Pisa. I corsi di medicina presso quell’Università erano considerati  come corsi “tecnici” culturalmente inferiori  a quelli di Filosofia e Teologia. In quel periodo insegnava medicina Andrea Cesalpino fondatore dell’orto botanico e profondamente coinvolto negli studi sulla circolazione del sangue.

A Galileo non piacevano i corsi, riteneva che i suoi professori insegnassero cose che sostanzialmente avevano imparato a memoria  e di cui non erano convinti neanche loro: faceva domande, e questo di solito i professori ignoranti non lo tollerano perché spesso non sanno rispondere. Nei professori più intelligenti le domande insinuavano il dubbio che quel giovane e protervo studente, forse, poteva avere anche ragione, ma ammetterlo avrebbe avuto conseguenze dirette sullo stipendio  e sul contratto di lavoro. L’Università di Pisa era infatti dominata dai teologi e dalle confraternite religiose che non ammettevano che l’insegnamento si discostasse dai precetti consolidati dalla tradizione.

Gli studenti però discutevano tra loro, e con gli insegnanti più giovani (gli assistenti diremmo adesso) o e possiamo affermare che la cultura fisico matematica di Galileo si forma in queste discussioni. Fra studenti si fanno anche tanti esperimenti fra cui si osserva la caduta dei gravi e l’isocronismo delle oscillazioni del pendolo, strumento ampiamente utilizzato in medicina  come marcatore di tempo per misurare la frequenza cardiaca dei pazienti (Che Galileo abbia scoperta l’isocronismo delle oscillazioni osservando il movimento di una lampada in Duomo è una leggenda, come pure è una leggenda che abbia lasciato cadere due palle di cannone di calibro diverso dalla Torre per dimostrare che oggetti di peso diverso cadono nello stesso intervallo di tempo).  Contribuiscono anche a formare lo spirito scientifico di Galileo le belle lezioni di Francesco Buonamici (detto: il Buonamico) il quale insegnando la fisica aristotelica aveva il coraggio di premettere che le affermazioni del grande filosofo scaturivano tutte dall’esperienza diretta dei fenomeni naturali, e, che, se una volta, si fosse trovata la Natura negare una qualsiasi di queste affermazioni, l’affermazione si sarebbe dovuta riformulare: questo atteggiamento non piaceva  alla Chiesa di Roma, perché facilmente sia sarebbe potuto trasferire dalla fisica alle affermazioni teologiche come era successo con il protestantesimo.

Da quanto Galileo ci ha lasciato scritto possiamo dedurre che in quel tempo spendesse più tempo nelle osterie, di cui ci dà un elenco completo, a bere il buon vino rosso delle colline pisane, scherzando con i compagni di corso e componendo dei versi satirici nei confronti del corpo accademico, dove i professori sono paragonati a dei fiaschi il cui rivestimento ordinato e composto non garantisce per la qualità del vino contenuto. In quel tempo, difatti, il rettore aveva ordinato agli accademici e agli studenti di portare la toga come segno di distinzione, ma questo secondo Galileo non migliorava la cultura del personale docente. Galileo non si laureò mai in medicina (supponiamo con grande indignazione del padre) e dopo quattro anni spesi a Pisa tornò a Firenze. Si era fatto, tuttavia un’ottima preparazione scientifica e filosofica che gli sarà fondamentale nel prosieguo della Sua vita.

Alberto Righini

Quaderno 3. 2021

In evidenza

Quaderni dei Giullari – Quaderno n. 3 – marzo 2021
https://giullari.wordpress.com

Quaderno n. 3 scarica il PDF scarica formato epub per ereader

Quando vi avvicinate alla primavera rammentatevi allora del seguente proverbio che io trovo di una verità indiscutibile: Di aprile non ti alleggerire, | Di maggio va’ adagio, | Di giugno getta via lo cotticugno, | Ma non lo impegnare | Ché potrebbe abbisognare. Pellegrino Artusi

ABCD ovvero Alimentazione, Benessere, Cura, Danno – A cura di Annalisa Olivotti

Indice

  1. ABCD del cibo di Annalisa Olivotti
  2. 7Salute di Vincenzo Speghini
  3. Terapia della risata di Gianni Ferrario, dal Giullare Zen a Ridere per vivere a cura di Paola Capitani

Il numero di aprile su Scienza e Poesia sarà a cura di Lucia Bertini

Quaderno 2. 2021

In evidenza

Quaderni dei Giullari – Quaderno n. 2 – febbraio 2021
https:// giullari.wordpress.com

Amore, Amore … e non solo … da celebrare tutti i giorni – 14 febbraio 2021
di Fernanda Argnani, Lucia Bertini, Paola Capitani, Maria Claudia Cavaliere, Massimo Cianfano, Giorgia Gianni, Caria Moretti, Marco Pomponi, Lara Swan

Click QUI per scaricare il file PDF

  • Indice
  • Premessa
  • Amore di Marco Pomponi
  • Poesie di Paola Capitani
  • Amore in arabo
  • Brani di romanzi d’amore di Lara Swan
  • Amore di Paulo Coelho
  • Siamo specialisti nella ricerca dell’amore vero … di Catia Moretti
  • Riflessioni di Massimo Cianfano
  • Rodin di Fernanda Argnani
  • Amore … o mare. Amare … a mare di Giorgia Gianni
  • Incontrarsi e SeMiCerchi di Maria Claudia Cavaliere
  • Enzo Maiorca di Lucia Bertini
  • Da un articolo de “La Voce di Castiglione dei Pepoli” di Paola Capitani
  • Calendario di Cristina Demartis

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte
che, come vedi, ancor non m’abbandona

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte
che, come vedi, ancor non m’abbandona

Dante Alighieri

Calendario di Cristina Demartis – (PDF)

Quaderno 1. 2021

In evidenza

Quaderno dei Giullari n. 1 – Gennaio 2021
https://giullari.wordpress.com

ICHNUSA – Sardegna, a cura di Giorgio Burdese
La magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo possiamo far accadere qualsiasi cosa

Click QUI per scaricare il file PDF – Click QUI per scaricare il file ePub – Lettori gratuiti per leggere i file: Adobe Digital Editions supporta file PDF – Aldiko supporta i formati EPUB, PDF

Indice
Premessa di Paola Capitani dei Giullari senza fissa dimora
– Appunti di storia sarda di Giorgio Burdese
– Il MAN di Nuoro: per scoprire gli artisti della Sardegna di Angelino Mereu
– Il Museo dei Teatrini in Miniatura “Don Giovanni Guiso” a Orosei – di Paola Capitani
– Sardegna terra di letterati e di scrittori di Alberto Maisto
– Poesie di Diego Manca
– La musica sarda di Giorgio Burdese e Annalisa Olivotti
– Lu coiu – il matrimonio tradizionale di Gallura di Fiorella Maisto
– Gustare Sardegna di Giorgio Burdese
– Quei geni dei Sardi di Annalisa Olivotti
– Sulla tomba dei Giganti di Paola Capitani
– Calendario di Cristina De Martis

E avvidecci in Sald‌igna


Link

Antonietta. Purtroppo sono affogata nel lavoro ma dal mio preferito Lucrezio sino all’Algarotti c’è ampia materia e, se piacciono, i futuristi. Aspetto di leggervi. Bene Antonietta, faremo il possibile per non deluderti

Giorgio Zanasi. Gentile Lucia, la domanda argomento che poni è assai interessante. L’umiltà di affermare di non essere poeta né scienziata è ottimo trampolino di lancio. La ricerca in biblioteca è metodo razionale. Prevedo risultati consistenti. Mi tieni informato dei progressi? Grazie mille, ma la mia non è umiltà, ma banale dato di fatto. Sarei lieta di ricevere tuoi contributi. Ne hai voglia?

Lara Swan. Non avevo mai pensato al connubio “poesia e scienza” … riflettendoci su, penso che sarebbe stupendo se uno scienziato avesse anche una mente poetica, perché riuscirebbe a far comprendere la sua materia a una moltitudine di persone.

Sarebbe un vero incanto se si “addolcisse” l’amaro e incomprensibile linguaggio scientifico. Lara vedrai che la cosa è possibile. I due mondi non sono così lontani.

Lara Swan Angela : Vero… Il pensiero si incontra “oltre”… In fondo tante scoperte sono scaturite dall’Osservare la natura…e la natura è poesia 🙂

Giorgio Zanasi. Scienza e poesia nascono insieme. La bestia che diventa sapiens diventa scienziato e artista quindi poeta insieme. Le pietre scheggiate sono contemporanee dei primi graffiti. Il sogno è alla base sia della scienza che della poesia. Dante è poeta e scienziato. Ogni opera scientifica è preceduta da una fantasia. Grazie mille Giorgio

Franca. Concordo Giorgio e Lara. Il poeta come lo scienziato sono tali perché sanno andare nell”altrove”, “oltre”. Nel momento in cui danno vita alla loro “visione” essi sono l’uomo che vince limiti e deficienze della condizione umana. Anche l’uomo più umile, anche se non lo sa, può essere scienziato o poeta proprio in questa accezione più generale.

Daniela. Il vero scienziato è creativo perché coglie la poesia dell’esistenza

Riccardo Peroni. Molto interessante questa riflessione ed un campo da esplorare. Buona domenica a tutte ed a tutti e, spero, tutte e tutti con notifiche silenziate: questo è il modo di avere il massimo da gruppi interee vulcanici come questo. Riccardo Peroni

Verità e bellezza. Le ragioni dell’estetica nella scienza di Subrahmanyan Chandrasekhar edito da Garzanti, 1990. Segnalato da Mariarita

Quaderno 14

Quaderno 14
Posted on 29 dicembre 2020
Quaderno 14 – Quaderni “Estri dei Giullari” – Dicembre 2020

Click QUI per scaricare il file PDF – Click QUI per scaricare il formato epub – Lettori gratuiti per leggere i file: Adobe Digital Editions supporta file PDF – Aldiko supporta i formati EPUB, PDF

Ci scusiamo per eventuali errori e refusi nei testi

Indice
Premessa
La Notte Santa di Guido Gozzano
Babbo Natale di Paola Capitani
Er Presepe di Trilussa
1.Cuore e sentimenti di Ruth Cardenas Vettori – Mircea Eliade (FI)
1.1. Calendario 2021 di Paola Capitani
2.Emozioni di viaggio di Lilly Carbone – Giullare fiorentino (FI)
2.1. Testamento di un albero di Trilussa
2.2. Sicilia di Raimondo Sabella

  1. Ricordi e riflessioni di Paolo Minerva – Giullare fiorentino (FI)
    3.1. Amicizia attribuita a Luis Borges
    3.2. Isabel Allende sulla pandemia e sulla paura
  2. La mente: questo mistero di Daniela Giovanni – Doceat (FI)
    4.1. La mente di Stefania Fuscagni
    4.2. La parola che informa. Il tempo delle fake news di Massimo Lucchesi
    4.3. Liberi di volersi bene di Koi Showa
  3. Donna/uomo di Paola Capitani
    5.1. Buonsenso, Comunicazione, Progresso, di Paola Capitani
    5.2. Il meglio di te di Madre Teresa di Calcutta
  4. Il senso dei sensi di Antonia Ida Fontana – Associazione Dante Alighieri (FI)
    6.1. Il tatto che fine ha fatto? di Paola Capitani
    6.2. Stornelli di Antonia Ida Fontana
  5. Il Natale come sarebbe raccontato oggi da giornalisti e Magistrati
  6. Interviste impossibili di Lucia Bertini
    8.1 Charles Dickens e il Canto di Natale
    8.2. Wisława Szymborska
  7. Letti e visti per voi di Lina Esposito – Giullare riminese (RN)
    9.1. L’agorà di San Benedetto Val di Sambro (Bologna) di Paola Capitani
    9.2. Riceviamo da Stefano Capitani
    9.3. La Voce, giornale on line di Castiglione dei Pepoli
  8. L’orto botanico di Vincenzo Speghini – Italyfarma, San Benedetto Val di Sambro (BO)
    10.1. 7 Salute
    10.2. Aree
    Note redazionali

Redazione – Adriana Angellieri, Silvana Bellucci, Lucia Bertini, Giorgio Burdese, Lilly Carbone, Paola Capitani, Ruth Cardenas Vettori, Carla Crivello, Lina Esposito, Daniela Giovannini, Antonia Ida Fontana, Paolo Minerva, Franca Pampaloni, Vincenzo Speghini, Lara Swan, Eva Szecsodi

Collaboratori e consulenti: Beppe, Stefano Capitani, Susanna Castellini, Massimo Cianfano, Maria Pia Mariani, Nicola Matteini, Annalisa Olivotti, Luisa Petrini, Daniela Piegai, Roberto Podrecca, Antonella Severini, Roberto Venturi

Autori del Quaderno 14: Isabel Allende, Lucia Bertini, Paola Capitani, Anna Cottini, Carla Crivello, Antonia Ida Fontana, Stefania Fuscagni, Giorgia Gianni, Guido Gozzano, Massimo Lucchesi, Madre Teresa di Calcutta, Paolo Minerva, Raimondo Sabella, Koi Showa, Vincenzo Speghini, Trilussa

Grazie a chi collabora ai “Quaderni”. La “rete umana” c’è

Quaderno 13

Quaderno 13 – Quaderni “Estri dei Giullari” – Dicembre 2020
Solitudine e … caffè storici italiani

Click QUI per scaricare il file PDF – Click QUI per scaricare il formato epub – Lettori gratuiti per leggere i file: Adobe Digital Editions supporta file PDF – Aldiko supporta i formati EPUB, PDF

Ci scusiamo per eventuali errori e refusi nei testi

Premessa
Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Ho ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di “passato”, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti” – Marguerite Yourcenar da “Le memorie di Adriano”

INDICE

  1. Cuore e sentimenti di Ruth Cardenas Vettori – Mircea Eliade (FI)
    1.1. Solitudine di Paola Capitani
    1.2. Poesia Nostalgie salmastre di Renato De Michieli Vitturi
    1.3. All’inferno, a piccoli passi… di C.S. Lewis – “Lettere di Berlicche” 1941-42
    1.4. Il vaccino contro la solitudine di Riccardo Nencini da “Il filo del Mugello” e commento di Lara Swan
    1.5. Solitudine 2.0 dal blog filosofico “La Botte di Diogene” di Mario Domina (ERRATA CORRIGE: nel “Quaderno 13” corrisponde al contributo: 1.5. Spinoza da Carla Crivello)
  2. Emozioni di viaggio di Lilly Carbone – Giullare fiorentino (FI)
    2.1. La caduta del muro di Berlino 9 novembre 1989, una data che ci indica oggi un percorso da intraprendere, di Giorgio Burdese
    2.2. Giullare pendolare dal Mugello a l’oltremare di Renato De Michieli Vitturi
    2.3. Un’idea di Appennino cambia pelle e diventa un magazine illustrato di Bruno Di Bernardo
  3. Ricordi e riflessioni di Paolo Minerva – Giullare fiorentino (FI)
    3.1. In ricordo di Pier Paolo Pasolini (5 marzo 1922 – 2 novembre 1979) di Massimo Cianfano
    3.2. Pier Paolo Pasolini di Paola Capitani
    3.3. Gigi e Umberto Raspini in via Pietrapiana a Firenze: un mito! di Paola Capitani
  4. La mente: questo mistero di Daniela Giovanni – Doceat (FI)
    4.1. Pensare in maniera radicale il desiderio amoroso da Carla Crivello. Estratto di un lungo articolo di Marcello Mannella su “Psicologia analitica Reichiana. Rivista semestrale della Società Italiana di Analisi Reichiana”, n. 1 (2020), disponibile in rete (ERRATA CORRIGE: nel “Quaderno 13” corrisponde al contributo: Pensare radicale analisi-reichiana.it di Carla Crivello.)
    4.2. Poesia di Samuel Ullman
  5. Donna/uomo di Paola Capitani- Giullare senza fissa dimora (FI)
    5.1. Garden of Eden
    5.2. Regole preventive per non ammalarsi di Wislawa Szymborska
    5.3. Le donne del Decamerone di Giorgia Gianni
  6. Il senso dei sensi di Antonia Ida Fontana – Società Dante Alighieri (FI)
    6.1. I cinque sensi di Leonardo da Vinci
    6.2. Il senso dei sensi e Covid di Antonia Ida Fontana
    6.3. Microracconti di Carla Crivello
    6.4. Gigi e Umberto Raspini in via Pietrapiana a Firenze: un mito! di Paola Capitani
  7. Caffè storici e non solo di Silvana Bellucci
    7.1. Caffé storici di Paola Capitani
  8. Interviste impossibili di Lucia Bertini (StampToscana) (FI)
    8.1. Sean Connery, Bond, James Bond di Lucia Bertini
    8.2. Gigi Proietti, di Lucia Bertini
  9. Letti e visti per voi di Lina Esposito – Giullare riminese (RN)
    9.1. Rocchino di Antonio Pestelli
    9.2. Bibliografia
    9.3. Poesia Novembre 2020 di LC
  10. L’orto botanico di Vincenzo Speghini – Italyfarma, San Benedetto Val di Sambro (BO)
    10.1. Da Paolo Poggi, Fitocosmesi libro, Milano, A Oriente!, 2010
  11. Residenze dei Giullarie Referenti dei Giullari di Adriana Angellieri

Redazione – Adriana Angellieri, Silvana Bellucci, Lucia Bertini, Giorgio Burdese, Lilly Carbone, Paola Capitani, Ruth Cardenas Vettori, Carla Crivello, Lina Esposito, Franca Pampaloni, Daniela Giovannini, Antonia Ida Fontana, Paolo Minerva, Lara Swan, Eva Szecsodi Collaboratori e consulenti: Silvana Barzagli, Beppe, Susanna Castellini, Massimo Cianfano, Maria Pia Mariani, Nicola Matteini, Juri Meda, Annalisa Olivotti, Luisa Petrini, Daniela Piegai, Roberto Podrecca, Antonella Severini, Erilde Terenzoni, Roberto Venturi

Autori del Quaderno 13: Lucia Bertini, Giorgio Burdese. Paola Capitani, Lilly Carbone, Ruth Cardenas Vettori, Massimo Cianfano, Carla Crivello, Renato De Michieli Vitturi, Bruno Di Bernardo, Antonia Ida Fontana, Giorgia Gianni, C:S. Lewis, Paolo Minerva, Riccardo Nencini, Alberto Pestelli, Vincenzo Speghini, Lara Swan, Wislawa Szymbowska,

Referenti all’estero: Australia: Diana Mann, Bolivia: Ruth Cardenas Vettori, Brasile: Alex Canciani, Canada: Marguerite Boardman, Cina: Shentzen, Stefano Paoli, Danimarca: Alan Gulino, Egitto: Salem Badee, Francia: Annie Ducloux, Germania: Anna Sette, Grecia: Caterina Allegretti, Martinica: Stefano Guiducci, Spagna: David Solimine, Svezia: Anna Gelli, Svizzera: Cristina Bueti, e anche Bali: Sara, Belize: Daniela Sartirana.

Grazie a chi collabora a pubblicare i “Quaderni”. La “rete umana” c’è e ci aiuta

Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità. M riguardo l’universo ho ancora dei dubbi” Albert Einstein